Venaria Reale (Torino) – Centro Conservazione e Restauro

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Visita al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, ospitato presso la Reggia di Venaria (Torino), alla scoperta dei laboratori nei quali vengono restaurate le opere d’arte. Le visite sono comprese nell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta.

Cortile d'ingresso al Centro Conservazione e Restauro

Cortile d’ingresso al Centro Conservazione e Restauro Venaria Reale

Il Centro Conservazione e Restauro

Il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” è una fondazione nata nel 2005 nell’ambito del progetto di riqualificazione del complesso monumentale della Reggia di Venaria; gli spazi delle scuderie e del maneggio settecenteschi, progettati da Benedetto Alfieri su una superficie complessiva di circa 8.000 mq, sono stati destinati alla creazione di un centro di restauro di eccellenza nel nord Italia, che va ad affiancarsi all’Istituto Centrale del Restauro di Roma e all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

antiche scuderie alfieriane centro conservazione e restauro venaria reale

Antiche scuderie alfieriane Centro Conservazione e Restauro Venaria Reale

Il CCR nasce fin da subito con una doppia vocazione: il centro di restauro vero e proprio, dove vengono ricoverati e restaurati manufatti artistici di ogni tipologia, e il corso universitario quinquennale per la formazione di nuovi restauratori, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino; nello stesso spazio trovano così posto sia i laboratori dove si svolgono gli insegnamenti pratici, che le aule dove si tengono le lezioni teoriche; gli studenti hanno quindi la possibilità di lavorare quotidianamente a contatto con i restauratori, che in molti casi sono anche i docenti del corso di laurea, e di ottenere al termine degli studi un titolo abilitante ad esercitare la professione di restauratore di beni culturali.

laboratorio restauro dipinti su tela

Laboratorio restauro dipinti su tela © CCR Venaria Reale (To)

Gli studenti possono scegliere la loro specializzazione fra diversi laboratori, ognuno dedicato ad una diversa tipologia di materiale: arredi lignei; sculture lignee; dipinti murali e materiali lapidei; dipinti su tavola; dipinti su tela; metalli, ceramica e vetro; tessuti e arazzi; carta e fotografia; arte contemporanea. Le operazioni di restauro sono supportate da un’attività preliminare di documentazione svolta da storici dell’arte, e di diagnostica, effettuata da chimici, fisici e biologi con strumentazioni all’avanguardia che consentono di studiare le opere in maniera non invasiva: radiografie, TAC, diagnosi ai raggi infrarossi e ultravioletti, analisi sulla composizione chimica dei materiali pittorici, rilievi 3D.

Il Centro è inoltre specializzato nelle attività di conservazione preventiva e monitoraggio ambientale: grazie alla collaborazione con diverse istituzioni museali, in particolare con numerose residenze sabaude, vengono condotte campagne di controllo e ricognizione periodica degli ambienti in cui le opere sono custodite, per tenere costantemente sotto controllo fattori potenzialmente dannosi come umidità e temperatura.

laboratorio restauro arredi lignei

Laboratorio restauro arredi lignei © CCR Venaria Reale (To)

La visita

Il Centro, in quanto sede universitaria, è accessibile esclusivamente con visita guidata. Il percorso inizia nell’aula magna, avveniristica struttura in titanio costruita all’interno degli spazi delle antiche scuderie; un breve video introduttivo illustra le fasi del recupero della Reggia e la costituzione del Centro di Conservazione e Restauro. I partecipanti vengono quindi divisi in due gruppi che si alternano, uno per la visita alle architetture storiche che ospitano il Centro, e l’altro per la visita ai laboratori di restauro; consigliamo se possibile di iniziare il percorso con la visita alle architetture, sia per avere un inquadramento storico preliminare, che per poter dedicare più tempo alle spiegazioni dei restauratori, che si prestano volentieri a rispondere alle domande dei visitatori.

aula magna centro conservazione restauro venaria

Aula magna Centro Conservazione e Restauro Venaria Reale

Per la visita agli ambienti storici, siamo stati accompagnati dall’architetto Lorenza Ghionna, membro dell’ufficio di comunicazione del Centro. I locali che ospitano il CCR, costruiti nel Settecento, con l’invasione napoleonica alla fine dello stesso secolo vengono convertiti in caserma: nelle scuderie vengono eretti tramezzi e solai per creare piccole stanze da utilizzare come camerate per i soldati e magazzini per gli armamenti, le finestre vengono tamponate, le pareti interne ed esterne vengono intonacate, e nel cortile vengono costruite delle superfetazioni addossate alle pareti. Soldati e cavalli convivono negli stessi spazi. Questo utilizzo degli ambienti, che perdura fino alla Seconda Guerra Mondiale, dà avvio ad un processo di degrado delle strutture. Al termine della guerra la Reggia diventa proprietà del Demanio, ma non sono disponibili fondi per il restauro del complesso; le coperture cedono, le infiltrazioni d’acqua danneggiano le murature, i solai crollano, la vegetazione infesta gli ambienti, e la struttura diventa poco più di un rudere. Nel 1996 la Reggia diventa bene Unesco, e vengono stanziati ingenti finanziamenti dalla Comunità Europea per il restauro dell’intero complesso; fin da subito le scuderie e il maneggio vengono destinati alla creazione di un centro di restauro e a sede di un corso di laurea in conservazione dei beni culturali.

I laboratori di restauro e le aule universitarie sono stati allestiti rispettando il criterio fondamentale della reversibilità: tutte le strutture inserite negli spazi della Reggia, come l’aula magna o le paratie che dividono i vari laboratori di restauro, sono fabbricate in materiali leggeri e con sistemi costruttivi reversibili, con strutture autoportanti che non si ancorano alle pareti dell’edificio e che possono all’occorrenza essere modificate o smantellate senza arrecare danni alle strutture originali. Durante il restauro tutte le fasi storiche che hanno lasciato tracce sull’edificio sono state preservate per conservare i segni della stratificazione storica; è così possibile vedere i disegni lasciati dai soldati sulle pareti, o le insegne dipinte con l’indicazione della destinazione militare degli ambienti. Eliminate le strutture estranee all’edificio storico, sono state riaperte le finestre, e le murature ammalorate sono state riparate utilizzando laterizi simili a quelli originali, anche se è sempre possibile riconoscere le parti ripristinate per non creare un falso storico.

scala aula magna centro conservazione restauro venaria reale

Scala aula magna Centro Conservazione e Restauro Venaria Reale

La seconda parte della visita è stata condotta dal professor Alessandro Gatti, restauratore e docente del corso di laurea in conservazione e restauro dei dipinti su tela. Per motivi di diritti d’autore, non è purtroppo possibile scattare fotografie all’interno dei laboratori di restauro. Il laboratorio dei dipinti su tela si occupa della conservazione e del restauro di manufatti pittorici su supporto tessile prodotti dal XIII-XIV secolo ai primi decenni del ’900. Oltre al recupero vero e proprio delle opere, l’attività di restauro si occupa anche delle analisi fisico-chimiche, dello studio dei materiali utilizzati dall’artista e della tecnica pittorica, di approfondimenti sull’origine, la destinazione e l’esecuzione dell’opera; il restauro diventa quindi un punto di partenza per ampliare la conoscenza di un’opera e del suo autore.

Sono state illustrate a titolo di esempio due opere in restauro al momento della nostra visita. La prima opera è stata l’Adorazione dei Magi di Andrea Schiavone (1547 ca.), proveniente dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. L’opera, commissionata dal cardinale Federico Borromeo per la sua collezione personale, è parte del nucleo fondante della pinacoteca. La formazione dello Schiavone, pittore di area veneta nato a Zara verso il 1510-15, non è ben documentata, ma l’artista presenta un proprio peculiare stile nel quale fonde gli elementi principali della cultura figurativa del suo tempo: il colorismo intenso e dinamico della pittura veneziana, il manierismo di ascendenza romana visibile nelle figure serpentinate e nelle colonne tortili che anticipano alcune soluzioni berniniane, retaggi della pittura di Parmigianino come l’allungamento delle figure; il pittore fu in ottimi rapporti con i contemporanei Tintoretto e El Greco, e venne poi apprezzato nell’800 da pittori come Delacroix. In preparazione al restauro, l’opera è stata sottoposta a diverse analisi multispettrali; l’analisi agli ultravioletti, utile per determinare la composizione della vernice, ha mostrato macchie più scure indice di interventi di restauro precedenti nei quali sono state utilizzate vernici che con il tempo si sono ingiallite, andando a spegnere i colori caratteristici della pittura veneziana; con la riflettografia a infrarosso è stato possibile indagare il disegno preparatorio; la radiografia a raggi X ha consentito di leggere la fase dell’abbozzo tipica della pittura veneziana, intermedia fra il disegno preparatorio e la stesura della pittura, ma anche di osservare i pentimenti e le modifiche apportate dall’artista in corso d’opera. Grazie ai test chimici preliminari, sono state individuate le miscele più adatte per rimuovere le vernici dei restauri precedenti; alcuni interventi molto più antichi non sono purtroppo più eliminabili perché eseguiti con pitture a olio che si sono polimerizzate e hanno aderito alla superficie pittorica originale in maniera irreversibile. I materiali utilizzati oggi per il restauro, molto più stabili e duraturi, sono removibili con maggiore facilità; quando, in occasione di futuri restauri, sarà necessario eliminarli per l’inevitabile processo di decadenza, il restauro sarà molto più semplice e non richiederà l’utilizzo di solventi potenzialmente dannosi per la pellicola pittorica.

esempio  di riflettografia infrarossi,  centro conservazione restauro venaria reale

Esempio di riflettografia infrarossi, © CCR Venaria Reale (To)

La seconda opera è stato il Miracolo del paralitico risanato, opera di Aurelio Luini (figlio del più famoso Bernardino) del 1570-80 proveniente dalla Pinacoteca di Varallo. Si tratta di un’opera particolare, commissionata dal fabbriciere del Sacro Monte di Varallo in un momento in cui la realizzazione delle cappelle è in una fase di stallo; le architetture sono state realizzate, ma sono ancora prive di decorazioni. Per consentire ai fedeli di orientarsi fra le cappelle ancora spoglie, viene commissionata una serie di dipinti per illustrare quale sarà il loro soggetto; questo genere di opera è molto raro, perché veniva solitamente realizzato con tecniche pittoriche di esecuzione rapida ma poco durature, come in questo caso la tempera magra, prodotta disciogliendo i pigmenti di colore nell’acqua. L’opera presenta un generale degrado della superficie con alcune zone particolarmente dilavate dall’acqua, che ha lasciato macchie scure e alterato i colori originali, e un aspetto cupo dovuto all’ingiallimento della colla contenuta nella preparazione del supporto pittorico. In questo caso, l’attività di restauro è volta a migliorare la leggibilità delle immagini, ma non può riportare i colori al loro aspetto originario. L’intervento più interessante è la riparazione dei tagli e delle lacerazioni della tela con la tecnica degli inserti testa a testa: utilizzando un filato con la stessa fibra del supporto originale, i fili lacerati o mancanti vengono integrati con quelli nuovi utilizzando un’apposita colla, per ricomporre l’unità e la continuità strutturale dell’opera. Si tratta di una tecnica molto lenta e laboriosa, che richiede una grande manualità e l’utilizzo del microscopio, perché occorre ricollegare ogni testa di ogni filo per ricostruire la trama del tessuto. In passato questo tipo di riparazioni veniva fatto applicando una toppa sul retro della tela, mentre con questa tecnica l’intervento risulta invisibile una volta che vengono applicati i pigmenti acquerellati ai nuovi fili per armonizzare i colori a quelli del supporto originario.

restauro tela inserti testa a testa

Esempio di restauro tela con tecnica degli inserti testa a testa

Le spiegazioni dei nostri accompagnatori sono state estremamente interessanti, chiare e mai eccessivamente tecniche, e ci hanno lasciato la piacevole impressione di una squadra di professionisti che conosce a fondo e ama il proprio lavoro.

Come arrivare

Il Centro Conservazione e Restauro è ospitato nelle scuderie della Reggia di Venaria; la visita al centro è esclusivamente guidata, e si svolge nelle date stabilite dal Centro. Per il calendario delle visite, rimandiamo al sito del CRR. Le visite sono a numero chiuso, quindi è consigliabile prenotare per tempo online o presso la biglietteria della Reggia, che si trova in piazza della Repubblica 4, in zona pedonale, in un edificio all’angolo fra piazza della Repubblica e via Andrea Mensa, con ingresso da via Mensa. In biglietteria vengono fornite le indicazioni sul luogo di ritrovo per la visita.

In auto: tutti i parcheggi del centro storico di Venaria sono a pagamento; la Reggia dispone di aree di sosta proprie: il parcheggio “Castellamonte (park A)” in via Amedeo di Castellamonte 2 è il più vicino all’ingresso della Reggia (ca. 200 mt); il parcheggio “Carlo Emanuele II (park B)” in viale Carlo Emanuele II 184 (a ca. 500 mt) è raggiungibile imboccando il viale alberato che porta al Parco della Mandria.

Con i mezzi pubblici: chi arriva dal centro di Torino può utilizzare il servizio autobus dedicato “Venaria Express”, che in circa 45 minuti collega il centro di Torino (con diverse fermate) alla Reggia, e prevede varie corse durante la mattina e il primo pomeriggio. In alternativa, è possibile utilizzare la linea 11 del servizio di trasporto urbano GTT, scendendo alla fermata Stazione Venaria e proseguendo a piedi per via Andrea Mensa (ca. 900 mt). La stazione ferroviaria di Venaria al momento è raggiungibile solo da Ceres e non da Torino, per lavori in corso la cui conclusione è prevista alla fine del 2023.

Dove mangiare

Lungo la pedonale via Mensa si trovano diversi ristoranti, bar, caffetterie, gelaterie, piadinerie.


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