Mostra “Giovanni Fattori 1825-1908”
Piacenza – XNL
Fino al 29 giugno 2025 presso il centro XNL di Piacenza è allestita la mostra “Giovanni Fattori 1825-1908. Il ‘genio’ dei Macchiaioli”, che celebra il bicentenario della nascita di Giovanni Fattori, principale artista della corrente dei Macchiaioli, ripercorrendone la vita e la carriera attraverso 170 opere fra dipinti, disegni e incisioni.

Bovi al carro
La biografia di Giovanni Fattori
Giovanni Fattori nasce a Livorno nel 1825 dalla fiorentina Lucia Nannetti e da Giuseppe, un artigiano pistoiese della canapa al suo secondo matrimonio. Abbandonati gli studi alla scuola elementare, Giovanni lavora nella banca d’affari del fratellastro, maggiore di una quindicina di anni, dove impara a leggere e scrivere. Rivelando presto una vocazione per il disegno, la famiglia lo affida alle lezioni private del pittore livornese Giuseppe Baldini, presso cui studia fino al 1845, quando si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Giuseppe Bezzuoli.

Stradina al sole
Fattori partecipa ai fermenti rivoluzionari del 1848 operando come fattorino del partito d’azione e diffondendo fogli della stampa clandestina. I genitori si oppongono al suo desiderio di arruolarsi volontario, per cui Fattori non combatterà mai sul fronte. Al termine della guerra, è uno dei più assidui frequentatori del Caffè Michelangiolo, luogo di ritrovo di patrioti oltre che di artisti, soprattutto Macchiaioli.

Allestimento Sezione II “I soldati del ’59. La nascita della macchia”
Conclude il suo ciclo di studi nel 1852, anche se non ci restano molte opere eseguite in questo periodo. Nel 1854 conosce Settimia Vannucci, con la quale si fidanza. Nel dilagare di un’epidemia di colera che colpisce anche Settimia, Fattori cerca di far fronte alle difficoltà economiche con un’attività di vignettista litografo. L’arrivo in Toscana nel maggio del 1859 di un corpo di spedizione francese è l’occasione per Fattori per eseguire una serie di rapidi schizzi che diventeranno poi una serie di piccoli dipinti a olio nella nuova tecnica della macchia.

A sinistra: Soldato francese e zuavi a Firenze; al centro: Soldati francesi del ’59; a destra: Soldati del ’59
Nel 1860 sposa Settimia Vannucci. Nello stesso anno si reca a Magenta per studiare dal vivo il luogo della famosa battaglia e realizzarne un dipinto su commissione del governo provvisorio della Toscana. Le precarie condizioni di salute di Settimia costringono la coppia a tornare a vivere a Livorno, nella speranza di trarre giovamento dalla vicinanza del mare; ciononostante, Settimia muore di tubercolosi nel 1867. Per aiutarlo a superare il dolore del lutto, l’amico e critico d’arte Diego Martelli invita Fattori nella sua tenuta di Castiglioncello, presso Livorno, dove si riuniscono altri pittori della corrente macchiaiola.

A sinistra: L’assalto alla Madonna della Scoperta; al centro: La fanteria italiana alla Madonna della Scoperta; a destra: Episodio dell’assalto alla Madonna della Scoperta
Nel 1875 Fattori soggiorna a Parigi ospite di Federico Zandomeneghi; non apprezza particolarmente né la città né le nuove tendenze della pittura impressionista. Negli anni ’70 e ’80 inizia una collaborazione come insegnante con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, e vince numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali grazie ai quali acquisisce la fama di pittore verista. Per integrare le scarse entrate dei dipinti e dell’insegnamento accademico, dagli anni ’80 lavora come insegnante privato di pittura presso le famiglie dell’aristocrazia fiorentina, aiutato dall’amico Diego Martelli e dalla marchesa Matilde Bartolommei Gioli. In questi stessi anni inizia a dedicarsi alle acqueforti e alle incisioni.

A sinistra in alto: Viale alle Cascine; in basso: Alberi o Bosco alle Cascine; a destra: Viale con buoi e spaccapietre
Fattori trascorre gli ultimi anni della sua vita in compagnia della seconda e della terza moglie, Marianna Bigazzi (1891-1903) e Fanny Marinelli (1907-1908), prima di spegnersi a Firenze nel 1908 all’età di 82 anni.

A sinistra: Il canino nero; a destra: Bauco presso Roma
Il percorso della mostra
Nel bicentenario della nascita, la mostra ripercorre, con una selezione di 170 soggetti fra dipinti e opere grafiche, la vita e la carriera di Giovanni Fattori, uno degli esponenti più importanti della pittura verista e fra i principali artisti del movimento dei Macchiaioli. Sperimentata fin dal 1859, la pittura a macchia riproduce la realtà non più tramite il tradizionale chiaroscuro, ma con l’accostamento di tasselli di colore che rendono i volumi e le profondità attraverso un accostamento di macchie di luce e colore diversi; si tratta quindi di una pittura che non si sofferma sui dettagli dei soggetti, ma si esprime tramite i valori tonali e il rapporto reciproco fra le forme e i colori.

Bersaglieri in sentinella
La mostra si apre con una serie di disegni che raffigurano soggetti militari (ufficiali a cavallo, soldati feriti o caduti), animali e vedute campestri; si tratta di disegni preparatori per dipinti più ampi, di studi grafici per l’elaborazione di una composizione, o di campionari tratti dal vivo da riutilizzare e rielaborare su tele e acqueforti. Fattori disegna lungo tutto il corso della sua vita, e nella maturità, a partire dagli anni ’80, si dedica con assiduità alla tecnica dell’acquaforte.

Studio per La battaglia di Custoza
La seconda sezione racconta la nascita della pittura di macchia. All’arrivo delle truppe francesi a Firenze nel 1859, dove i soldati restano accampati per circa un mese, Fattori osserva la vita quotidiana dei soldati, riproducendola in tavole di piccolo formato nella nuova tecnica della macchia, caratterizzata da una grande semplicità delle forme; emblematica della nascita di questa modalità pittorica è la tavoletta Soldati francesi del ’59.

Soldati francesi del ’59
Nello stesso anno, Fattori partecipa al concorso indetto dal governatore della Toscana Bettino Ricasoli per l’esecuzione di quattro grandi dipinti sulle battaglie del Risorgimento; lo vince con una tela sulla seconda Guerra d’Indipendenza, Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, terminato nel 1862 dopo essersi recato in visita nei luoghi dove avvenne l’episodio. Nel dipinto Fattori non sceglie di rappresentare lo scontro, ma un momento successivo alla battaglia, con il carro condotto dalle suore che trasporta i soldati feriti, in una visione della guerra quotidiana e non eroica.

Una ricognizione militare. In avanscoperta
Pur non prestando mai servizio militare per la ferma opposizione dei suoi genitori, Fattori racconta gli avvenimenti bellici contemporanei raffigurando i momenti di vita quotidiana dei militari: le pause o il riposo sul campo, i turni di vedetta, la lettura di una lettera, le cure per i cavalli. Fra le opere della terza sezione è esposto In vedetta (Il muro bianco), immagine-simbolo della mostra, che raffigura tre soldati a cavallo in un pomeriggio assolato sullo sfondo di un muro bianco, dove aleggia un senso di calma in una scena militare priva di azione.

A sinistra: Lettera al campo; a destra: Accampamento di fanteria
La quarta sezione è dedicata alle grandi tele con episodi di battaglia. In queste composizioni orizzontali con larghe inquadrature quasi cinematografiche, costruite su ampie campiture di luci e ombre contrastanti, la realtà della guerra è colta nella confusione degli scontri. Fra queste opere, emblematica è l’Assalto alla Madonna della Scoperta, vincitore del concorso indetto dal Ministro della Pubblica Istruzione Domenico Berti nel 1868; la tela raffigura un episodio della battaglia di San Martino del 1859, lo scontro fra l’esercito austriaco e quello piemontese nei pressi del Santuario di Madonna della Scoperta, vicino a Brescia.

L’appello dopo la battaglia del 1866
La mostra prosegue al piano inferiore, dove sono esposte tele di soggetto non militare. La quinta sezione presenta una serie di ritratti dove alla raffigurazione semplificata dei volti e degli sfondi, realizzati con superfici ampie e colori smorzati, si accompagna un’attenta introspezione psicologica dei personaggi, presentati con un naturalismo estremo.

A sinistra: Vecchio marinaio; al centro: Giovane contadino; a destra: Lupo di mare
Negli anni ’60 Fattori pratica la pittura all’aria aperta, raffigurando luoghi della costa livornese e della campagna circostante, dove si trova a causa delle precarie condizioni di salute della moglie. Dopo la morte di Settimia nel 1867, il critico d’arte Diego Martelli invita Fattori nella sua tenuta di Castiglioncello, presso Livorno, dove ospita altri numerosi pittori Macchiaioli. Qui Fattori dipinge paesaggi rurali fatti di campi coltivati, pinete, scogliere selvagge, acque e terre della Maremma.

Paranze da pesca / Barche da pesca alla fonda
Negli anni ’70 Fattori si dedica allo studio di paesaggi naturali ripresi in varie condizioni luminose e colti in stagioni diverse. Nel 1875 si reca in Francia, dove conosce senza apprezzarla la pittura impressionista, e nello stesso anno è ospite dell’amico pittore Francesco Gioli nella sua tenuta di Vallospoli (Pisa); qui esegue Signora in giardino e La signora Gioli a Fauglia, il cui stile mosso è forse influenzato dalla recente visita a Parigi.

A sinistra: La signora Gioli a Fauglia; a destra: Signora in giardino
Alla fine degli anni ’70 Fattori torna in Maremma, realizzando paesaggi chi si concentrano ora sulle figure di animali, buoi e cavalli, colti nel lavoro dei campi assieme agli uomini che li guidano, in opere cariche di malinconia che riflettono sul declinare della giovinezza.

Mandrie maremmane
Per un approfondimento sul movimento dei Macchiaioli, leggete il nostro articolo: Mostra “I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia”.
Come arrivare
Il centro XNL di Piacenza si trova in via Santa Franca 36, nelle immediate vicinanze della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi.
In auto: l’area dove si trova il centro XNL è zona blu; consigliamo la sosta presso il Parcheggio Cavallerizza, a circa 400 metri a piedi
Con i mezzi pubblici: numerosi autobus fermano nelle vicinanze del centro XNL; consigliamo di consultare linee e orari sul sito Seta per trovare il percorso migliore a seconda della provenienza. La stazione di Piacenza si trova a circa 1,5 km dal centro.
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