Brescia – Parco Archeologico Brixia romana
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| Fondazione Brescia Musei | Gruppo Brescia Mobilità | Trenitalia | Parcheggio Arnaldo Park | Unesco |Visita al Parco Archeologico di Brixia romana, che conserva i resti del foro romano di Brescia con il tempio di età repubblicana, il Capitolium e il teatro.

Panoramica, Brixia – Parco archeologico di Brescia Romana ©FeboFilms
La storia
Situata lungo la via Gallica, sulla direttrice di vallate alpine popolate fin dall’antichità come la val Camonica e immediatamente a nord di una fertile pianura organizzata a scopi agricoli già in epoca augustea tramite il sistema della centuriazione, in età romana Brixia è una delle città più importanti dell’Italia settentrionale. L’area del foro, al centro della città, è utilizzata fin da tempi remoti a scopi di culto: un primo edificio del IV-III secolo a.C. viene eretto dai Galli Cenomani, una tribù celtica che si era insediata in questo territorio al centro di importanti vie di comunicazione fra Alpi e pianura e in un punto di incontro fra le culture di Golasecca, le genti venete e la civiltà etrusca. Nel II secolo a.C. l’edificio sacro viene isolato dalla strada e dal retrostante colle con una terrazza e dotato di un portico sul lato orientale per accogliere i fedeli.

Parco archeologico e via Musei
Con l’adesione di tutte le comunità della Gallia Cisalpina, compresi i Cenomani, alla cultura romana e con la concessione del diritto latino, all’inizio del I secolo a.C. sull’antico luogo di culto viene edificato il cosiddetto santuario di età repubblicana; si tratta di un complesso composto da quattro aule rettangolari affiancate su una sola terrazza prospiciente il decumano (attuale via dei Musei), ognuna con il proprio ingresso indipendente e un pronao. L’interno di ogni aula è costituito da uno spazio più ampio, al fondo del quale si trova un podio per un altare, affiancato da due navate più strette separate da colonne. In ognuna delle celle era venerata una divinità romana della triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), mentre nella quarta cella era forse venerato Ercole. Di questo santuario si conservano oggi i pavimenti in mosaico e le parti inferiori delle pareti decorate ad affresco.

Pavimenti in mosaico e affreschi nel santuario di età repubblicana
Nel I secolo d.C. il santuario di età repubblicana viene quasi interamente demolito per costruire il nuovo Capitolium, tempio dedicato ancora alla triade capitolina e completato nel 73 d.C. per volere dell’imperatore Vespasiano in segno di gratitudine verso la città di Brescia che lo aveva sostenuto in un’importante battaglia per la conquista della carica imperiale. Costruito in posizione leggermente arretrata rispetto al precedente tempio di età repubblicana, il Capitolium è parte di un complesso costituito dalla piazza del foro, fiancheggiata da due lunghi porticati che terminano in una basilica, edificio dedicato all’amministrazione della giustizia di cui oggi sono visibili alcuni resti nella facciata del palazzo della Soprintendenza in piazza Giovanni Labus.

Resti del porticato in piazza del Foro
A oriente del Capitolium è collocato il teatro; la prima fase costruttiva dell’edificio risale all’età augustea (fine I secolo a.C. – inizio I secolo d.C.); una seconda fase decorativa in età severiana (193-235) arricchisce il teatro con materiali preziosi ed elementi stilistici tipici dell’età ellenistica, soprattutto nel fronte scena che si presentava con tre porte d’ingresso e probabilmente un colonnato a tre ordini sovrapposti.

Teatro romano, Brixia – Parco archeologico di Brescia Romana ©FeboFilms
Con l’editto di Teodosio del 391, il paganesimo viene bandito e il cristianesimo diventa la religione di stato; a Brescia questo comporta l’abbandono dell’antico foro con i suoi luoghi di culto, che cadono presto in disuso e i cui materiali da costruzione vengono asportati per la realizzazione di nuovi edifici. In età longobarda (VI-VIII secolo) e poi medievale l’area del foro risulta utilizzata per attività artigianali, a scopi abitativi e come luogo di sepoltura. Un progressivo interro dovuto probabilmente ad uno smottamento del retrostante colle Cidneo porta l’area al lento degrado e quindi al definitivo oblio.

Teatro romano
Solo nel 1823 l’Ateneo di Brescia, incuriosito dalla presenza della parte sommitale di una colonna in un orto privato, decide di dare avvio a una campagna di scavo che porta alla scoperta dei resti di un tempio di età romana. Le ricerche proseguono per alcuni anni, finché nel luglio 1826 nell’intercapedine fra due ambienti del tempio vengono rinvenuti diversi bronzi, occultati in un momento e per ragioni ancora sconosciuti, fra cui sei teste di età imperiale raffiguranti personaggi dell’aristocrazia cittadina, attualmente conservati nel Museo di Santa Giulia, e la Vittoria Alata, statua di circa due metri quasi completamente integra raffigurante una Nike nell’atto di incidere il nome del vincitore su uno scudo oggi perduto.

La Vittoria Alata dopo il restauro nel Capitolium con il nuovo allestimento di Juan Navarro Baldeweg, Archivio fotografico Musei di Brescia ©Fotostudio Rapuzzi
Nel 1830 nell’aula centrale del Capitolium viene allestito il Museo Patrio, che raccoglie un’importante collezione di epigrafi di età romana riordinate dall’epigrafista bresciano Giovanni Labus. Nel corso di diversi interventi di restauro fra il 1823 e il 1949, i resti del tempio vengono riallestiti per dare una visione d’insieme delle forme del tempio pur mantenendone l’aspetto di rovina: viene nuovamente innalzata una parte del colonnato con i frammenti di fusti rinvenuti negli scavi, integrando le porzioni mancanti delle colonne con un’anima in cemento rivestita in mattoni; i capitelli vengono schematicamente riprodotti prendendo a modello l’unico conservato; vengono ricollocati numerosi blocchi di marmo appartenenti alla trabeazione e al timpano, compresa l’iscrizione dedicatoria del monumento datata 73 d.C.

Tempio Capitolino, iscrizione dedicatoria, Brixia – Parco archeologico di Brescia Romana ©FeboFilms
Nel 2011 il Parco archeologico di Brescia romana viene iscritto nella Lista dei Monumenti Patrimonio Mondiale dell’Umanità assieme al complesso di Santa Giulia nel sito seriale dei Longobardi in Italia. Nel 2013 vengono riaperte al pubblico le celle del Tempio Capitolino, e nel 2015 il santuario di età repubblicana. Con il recente riallestimento nel 2020 dell’aula orientale del Capitolium, la Vittoria Alata torna nel suo luogo di origine dopo un restauro di due anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Capitolium, vista da ovest
Il percorso di visita
La visita al Parco Archeologico inizia dal tempio di età repubblicana. Dopo una breve sosta in una stanza di acclimatazione dove viene mostrato un video introduttivo, il personale museale accompagna nella visita ai resti del santuario del I secolo a.C. Nelle prime sale sono conservati alcuni reperti di questo primo edificio di culto: iscrizioni, frammenti di capitelli e decorazioni architettoniche, e alcuni oggetti come statuette votive e ceramiche. Un saggio di scavo permette di osservare la stratificazione di diversi livelli che testimoniano l’evoluzione dell’area dalla fase cenomane al cantiere del santuario repubblicano. L’interno delle aule di culto era diviso in tre navate da due file di colonne, a delimitare un’ampia zona centrale che terminava con un basso podio addossato al muro di fondo, sul quale era collocata la statua della divinità.

Santuario repubblicano, frammenti di capitelli
L’ultima sala del santuario repubblicano ha conservato, oltre alla decorazione a mosaico del pavimento, le pitture parietali, realizzate fra l’89 e il 75 a.C. con l’intervento di maestranze che per l’alta qualità di esecuzione erano sicuramente provenienti dall’Italia centro-meridionale; specchiature a finto marmo si alternano a lesene dipinte in corrispondenza delle colonne che dividevano l’ambiente in navate; nella parte bassa della parete, un festone è illusionisticamente sospeso fra le colonne, con decorazioni vegetali e fasce policrome. Gli affreschi sono stati realizzati con la tecnica dell’encausto, sigillandoli con cera d’api e olio d’oliva per ottenere una finitura lucida a imitazione del marmo.

Santuario di età repubblicana
La visita accompagnata prosegue al livello superiore, nelle tre sale del Capitolium. Dopo la scoperta del foro romano all’inizio dell’Ottocento, questa parte dell’edificio viene in parte ricostruita; il tempio era in origine costituito da tre aule non comunicanti fra loro, ognuna dedicata a una delle divinità della triade capitolina; si sono conservati i pavimenti originali in lastre di marmi colorati disposte a motivi geometrici.

Capitolium, Archivio Musei Civici, ph. Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei
L’aula principale (quella centrale) era dedicata a Giove, la cui statua, che doveva misurare quasi 5 metri, era collocata su un podio e lo raffigurava seduto in trono. Nel 1830 questo ambiente viene destinato a sede del Museo Patrio, il primo museo di Brescia: alle pareti vengono collocate numerose epigrafi di età romana provenienti dalla città e dai territori circostanti. Le iscrizioni sono distinte in tre categorie: sulla parete di fondo le iscrizioni che menzionano l’imperatore e i membri della casa imperiale, sulla parete di sinistra le iscrizioni onorarie che nominano famiglie e personaggi importanti di Brixia, sulla parete di destra iscrizioni tombali risalenti al I-III secolo d.C.

Capitolium, aula centrale, Archivio fotografico Musei di Brescia ©Alessandra Chemollo
L’aula occidentale (a sinistra dell’ingresso) ospita tre teste di divinità in marmo bianco greco risalenti al I-II secolo d.C., venute alla luce durante gli scavi ottocenteschi; due teste raffigurano Minerva, e dovevano in origine essere completate da un elmo in bronzo o altro materiale oggi perduto; il volto maschile rappresenta invece Sileno, come suggeriscono le tracce di una corona d’edera.

Capitolium aula occidentale, Archivio fotografico Musei di Brescia ©Alessandra Chemollo
Nell’aula orientale (a destra dell’ingresso) nel 2020 è stata ricollocata la Vittoria Alata, dopo un restauro di due anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Nel nuovo allestimento, la statua è posta su un alto piedistallo in marmo di Botticino (lo stesso con il quale è stato costruito il tempio) che consente di osservarla a 360 gradi. Tornata nel luogo del suo ritrovamento, la Nike, realizzata a metà del I secolo d.C., è esposta assieme ad alcuni frammenti di cornici bronzee che decoravano gli edifici del foro.

La Vittoria Alata dopo il restauro nel Capitolium con il nuovo allestimento di Juan Navarro Baldeweg, Archivio fotografico Musei di Brescia ©Alessandra Chemollo
Usciti dal Capitolium, la visita al parco archeologico prosegue in autonomia. È possibile osservare da vicino le colonne del tempio; le quattro colonne della parte frontale del pronao e la colonna e il pilastro angolare del fianco destro risalgono ad un rifacimento del 1939-43; alternando i frammenti originari (in marmo bianco) a rifacimenti moderni (in mattone rosso), le nuove colonne sono state eseguite in cemento armato con un rivestimento in laterizio, così come i capitelli, riprodotti schematicamente a partire dall’unica colonna superstite che nell’Ottocento diede inizio alla scoperta del sito archeologico. Nella ricostruzione hanno trovato collocazione numerosi frammenti appartenenti alla trabeazione e al timpano del frontone, oltre ai blocchi dell’iscrizione dedicatoria del monumento all’imperatore Vespasiano datata 73 d.C.

Capitolium
L’ultima tappa della visita è il teatro romano. Costruito alla fine del I secolo a.C. e rimodernato in età severiana (193-235 d.C.), si suppone che potesse contenere fino a 7.000 spettatori. La struttura della cavea è in parte scavata nella roccia del colle retrostante e in parte appoggiata ad un sistema di sostruzioni in muratura. Il fronte scena era composto da tre porte (una centrale e due laterali) per l’ingresso degli attori; il fondale doveva presentarsi come un colonnato a tre ordini sovrapposti. Progressivamente interrato dopo l’abbandono seguito al crollo dell’impero romano, e utilizzato come sepolcreto e come sede di botteghe fino al medioevo, gran parte della struttura è stata riutilizzata a partire dal XIII secolo come fondamenta per il palazzo Maggi Gambara, che, pur demolito in parte fra gli anni ’30 e ’60 per portare alla luce le strutture romane, insiste ancora oggi su un’ala del teatro.

Teatro romano
Come arrivare
Il Parco Archeologico di Brixia romana si trova in via Musei 55 in corrispondenza di piazza del Foro. L’area è interamente pedonale. Attenzione: per visitare l’area archeologica occorre acquistare un biglietto integrato che comprende anche gli altri musei civici di Brescia. Per tariffe e informazioni aggiornate rimandiamo al sito della Fondazione Brescia Musei. La biglietteria è online o presso il Museo di Santa Giulia. La visita al Parco Archeologico è soggetta a prenotazione dell’orario, a numero chiuso e accompagnata dal personale museale per le sezioni del Capitolium e del santuario repubblicano, mentre la visita al Teatro è autonoma. L’ingresso al Parco è incluso nell’Abbonamento Musei Lombardia.
Con i mezzi pubblici: per un elenco degli autobus e dei tram che fermano nelle vicinanze di piazza del Foro consigliamo di consultare il sito Brescia Mobilità (sezione Calcola percorso) per individuare il percorso migliore a seconda della provenienza. Il Parco Archeologico si trova a circa 1,5 km dalla stazione, servita da treni regionali e alta velocità.
In auto: tutti i parcheggi del centro sono a pagamento; per una sosta di lunga durata, consigliamo il parcheggio “Arnaldo Park” a ca. 750 metri. Una mappa completa dei parcheggi e delle tariffe in vigore è disponibile sul sito di Brescia Mobilità (sezione Parking).