Torino – Palazzo Chiablese
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| Amici di Palazzo Reale | Residenze Reali Sabaude | GTT | Parcheggio Roma-San Carlo-Castello |Visita alle sale storiche di Palazzo Chiablese a Torino, elegante residenza barocca nel cuore della città storicamente destinata ai secondogeniti di casa Savoia, fra i più importanti esempi europei di decorazione in stile rococò, e oggi sede della Soprintendenza alle Belle Arti.

Palazzo Chiablese, ingresso su piazza San Giovanni
La storia
La costruzione di Palazzo Chiablese, incastonato fra il Palazzo Reale, il Duomo e la Real Chiesa di San Lorenzo, inizia nel XVI secolo, quasi certamente su fondamenta di edifici medievali preesistenti, per volere di Emanuele Filiberto di Savoia, che con il trasferimento della capitale del ducato da Chambéry a Torino (1563) rinnova l’area intorno alle residenze ducali (l’odierno Palazzo Reale e l’antico Castello) affidando il progetto all’architetto di corte Ascanio Vitozzi. I primi proprietari del nuovo palazzo sono la marchesa Beatrice Langosco di Stroppiana, figlia del Gran Cancelliere del Ducato di Savoia e favorita di Emanuele Filiberto, e il consorte Francesco Martinengo Colleoni conte di Malpaga, uno dei più celebri condottieri di Carlo Emanuele I (figlio di Emanuele Filiberto), i quali lo ricevono in dono dallo stesso duca Emanuele Filiberto.

Piazza San Giovanni con il Duomo e Palazzo Chiablese
Tornato il possesso dei Savoia all’inizio del XVII secolo, il palazzo viene assegnato come residenza torinese al cardinale Maurizio in occasione delle sue nozze con la nipote Maria Ludovica Cristina, anche se la coppia, quando si trova nella capitale, preferisce abitare in collina nella Villa della Regina. Alla morte di Maria Ludovica Cristina il palazzo viene utilizzato come sede di appartamenti a servizio della corte reale, ed è abitato per tradizione dai figli cadetti di casa Savoia.

Primo cortile di Palazzo Chiablese
Nel 1753 il re di Sardegna Carlo Emanuele III assegna la residenza al secondogenito Benedetto Maurizio Duca del Chiablese; il titolo trae la denominazione dalla provincia del Chablais, i cui territori si trovano oggi fra l’Alta Savoia e la Svizzera, ed era concesso per tradizione ai figli cadetti dei duchi di Savoia. Carlo Emanuele III progetta per il figlio un matrimonio con una principessa Asburgo-Lorena e la creazione di uno stato indipendente nei feudi imperiali dell’Italia settentrionale o dell’Austria meridionale; affida perciò il rinnovamento del palazzo all’architetto di corte Benedetto Alfieri, che amplia la residenza fino ad occupare tutto l’isolato, sopraeleva l’edificio precedente e progetta una nuova facciata verso il Duomo rimasta incompiuta, e realizza una galleria di collegamento con Palazzo Reale. Gli ambienti interni vengono decorati da maestri plasticatori, intagliatori, indoratori, pittori ed ebanisti, già attivi negli stessi anni presso altre residenze sabaude come la Palazzina di Caccia di Stupinigi, che realizzano una sontuosa ed elegante dimora rococò. Il matrimonio con una principessa asburgica però non avviene per l’opposizione dell’imperatrice Maria Teresa, così nel 1775 Benedetto Maurizio sposa la giovane nipote Maria Anna di Savoia, figlia del fratellastro Vittorio Amedeo III divenuto re nel 1773.

Palazzo Chiablese, facciata su piazza San Giovanni
Alla morte di Benedetto Alfieri nel 1767 la direzione dei lavori viene assunta dal suo allievo Giovanni Battista Piacenza, che amplia ulteriormente il palazzo acquisendo alcuni immobili confinanti. Alla fine del XVIII secolo il palazzo è completato: il grande scalone dà accesso a una serie di anticamere che precedono un primo appartamento privato composto da una camera da udienza, una camera da letto e un gabinetto; poco oltre, un secondo appartamento è diviso dal primo da due stanze da ricevimento.

Pietro Piffetti, dettaglio del mobile a doppio corpo conservato nella Stanza dell’alcova
Con l’occupazione francese di Torino, nel 1798 Palazzo Chiablese viene messo a disposizione di Napoleone e della famiglia imperiale; nel 1808 diventa così la residenza di Camillo Borghese, governatore generale dei dipartimenti transalpini, e di sua moglie Paolina Bonaparte. Nel 1814, con la Restaurazione, il Palazzo torna in possesso di Maria Anna di Savoia, nel frattempo rimasta vedova di Benedetto Maurizio, morto nel 1808. Alla morte di Maria Anna, il palazzo passa in eredità al fratello Carlo Felice, salito al trono di Sardegna nel 1821; il re preferisce abitare a Palazzo Chiablese piuttosto che nel Palazzo Reale, e qui infatti muore nel 1831 come testimoniato dalla tela di Carlo Bisi conservata al Castello di Racconigi.

Carlo Bisi, Morte di Carlo Felice di Savoia
Alla morte di Carlo Felice il palazzo passa, per disposizione testamentaria della moglie Maria Cristina di Borbone, al principe Ferdinando di Savoia-Carignano duca di Genova, secondogenito del re Carlo Alberto di Savoia. L’ultimo rinnovamento del palazzo risale al 1850, in occasione delle nozze di Ferdinando con Elisabetta di Sassonia. Nel palazzo nasce nel 1851 la loro figlia Margherita, prima regina d’Italia. I Savoia-Carignano, che abitano il palazzo fino al 1940, apportano alcune modifiche funzionali agli ambienti; i lavori sono diretti da Alphonse Dupuy, con la creazione di una sala da bagno, il rinnovamento degli impianti e la realizzazione di collegamenti fra gli appartamenti di servizio.

Portico d’ingresso a Palazzo Chiablese
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale i Duchi di Genova abbandonano il palazzo, portando con sé gran parte dell’arredo. I bombardamenti su Torino del 1943 causano ingenti danni all’edificio, con la distruzione dei tetti e di alcune sale. Dal 1947 il palazzo diventa sede di uffici pubblici; per arredare le sale di rappresentanza, rimaste in gran parte spoglie, vengono trasferiti qui dipinti e arredi da altre residenze ducali. Dal 1958 al 1985 un’ala del palazzo ospita il Museo del Cinema, oggi alla Mole Antonelliana. Il palazzo è iscritto dal 1997 nella lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco nell’ambito del sito seriale “Residenze Sabaude”, e ospita oggi gli uffici della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città di Torino. Per l’allestimento delle sale, in mancanza della maggior parte degli arredi originari, sono stati utilizzati dipinti, suppellettili e arredi provenienti dal Castello di Agliè, dal Castello di Moncalieri, da Palazzo Reale, e dalla Fondazione Accorsi-Ometto.

Palazzo Chiablese, facciata su piazzetta Reale
Il percorso di visita
L’accesso alle sale storiche di Palazzo Chiablese si trova in piazza San Giovanni a pochi passi dal Duomo, in una sobria e lineare facciata incompiuta con paramento in mattoni a vista. Al piano terra, un ampio porticato conduce a una successione di due cortili interni, separati da una manica centrale realizzata nel 1761. Le sale nobili si raggiungono tramite un ampio e luminoso scalone monumentale in marmo progettato da Benedetto Alfieri. Al centro della balaustra è collocata una statua dello scultore Antonio Bisetti raffigurante Carlo Felice nelle vesti di Gran Maestro dell’Ordine dell’Annunziata (1847), commissionata dalla vedova Maria Cristina di Borbone qualche anno dopo la morte del re.

Scalone d’onore
La visita alle stanze nobili inizia dalla Sala delle Guardie del Corpo, anche detta Prima Anticamera (delle tre anticamere che precedevano l’appartamento del Duca) e ora atrio degli uffici della Soprintendenza. Conserva sovrapporte con scene di battaglia del 1758 e sopra al camino un cartone di Claudio Francesco Beaumont del 1740 circa con Alessandro Magno sulla tomba di Achille. Sulla parete corta si trova un Ritratto equestre di Ferdinando di Savoia di Felice Cerruti Bauduc del 1855.

Michele Antonio Rapous, paracamino
Il secondo ambiente è la Sala dei Valletti a piedi, così denominata perché destinata agli staffieri. Anche detta Seconda Anticamera, è decorata da sovrapporte e paracamino con rovine architettoniche, e da due cartoni di Claudio Francesco Beaumont e Giovanni Domenico Molinari con Storie di Annibale di metà Settecento. Gli arredi neoclassici risalgono al regno di Carlo Felice (1821-31).

Sala di udienza del Duca
Percorrendo la Galleria Alfieriana, che collega gli appartamenti di Palazzo Chiablese al Palazzo Reale, si entra nell’appartamento del Duca. La prima stanza, suddivisa in due piccoli vani, è un Gabinetto di toeletta; in origine era una cappella, mentre il vano retrostante era una sacrestia. In entrambi gli ambienti si conservano preziose volte rococò.

Gabinetto di toeletta, volta
Si accede ora al cosiddetto Gabinetto dei ghiacci, nome che veniva utilizzato nel Settecento per definire gli specchi, di cui la sala è interamente rivestita secondo una moda assai diffusa fra le residenze nobiliari nell’Europa del XVIII secolo. Grazie a questa decorazione si potevano creare suggestivi giochi di riflessi amplificati dalla luce delle candele. Realizzato da Benedetto Alfieri per il duca Benedetto Maurizio verso il 1760, l’ambiente è completato da boiseries dai raffinati intagli dorati che incorniciano gli specchi, da quattro sovrapporte del pittore di corte Vittorio Amedeo Cignaroli con scene dell’Antico Testamento ambientate in paesaggi campestri, e da due ovali attribuiti ad Angela Palanca con episodi biblici.

Gabinetto dei ghiacci
La sala successiva è la Camera da letto del Duca del Chiablese; il re Carlo Felice morì in questa stanza nel 1831 come ricorda la tela di Luigi Bisi, che costituisce la più antica testimonianza iconografica dell’allestimento del Palazzo ed è stata utilizzata come riferimento per il riallestimento museale. Gli stucchi, i lambriggi (cioè le pannellature in legno che decorano la parte inferiore delle pareti), le decorazioni intorno alle porte, i sovrapporta del Rapous e il salotto di gusto francese risalgono al Settecento, mentre i due dipinti raffiguranti L’arrivo dei sovrani di Sardegna nel porto di Napoli sono opere del 1829 commissionate dal re di Napoli Francesco I per commemorare il viaggio a Napoli della sorella Maria Cristina di Borbone e del marito Carlo Felice.

Camera da letto del Duca
L’ambiente attiguo era la Sala di Udienza del Duca del Chiablese; tappezzata di rosso nell’Ottocento, è stata riallestita con l’attuale stoffa verde dopo il passaggio del Palazzo alla Soprintendenza. Gli stucchi della volta, i lambriggi, le specchiere con intagli rocaille, le decorazioni attorno alle porte, le sovrapporte e il mobilio risalgono alla fase decorativa settecentesca. Si trovano qui due busti ottocenteschi in gesso raffiguranti Carlo Felice e la moglie Maria Cristina di Borbone.

Camera di udienza del Duca
Si giunge quindi nella Sala degli Arazzi, la più sontuosa di tutto il Palazzo. Questa sala nel XVIII secolo era impiegata come sala d’udienza della Duchessa del Chiablese, mentre nell’Ottocento venne utilizzata come sala da ballo. Prende il nome dal ciclo di arazzi con le Storie di Artemisia, realizzati a Parigi verso il 1615 e acquistati nel 1619 dal Principe di Piemonte Vittorio Amedeo per decorare alcune stanze del Palazzo Ducale (ora Reale) di Torino. Gli arazzi vennero tagliati e adattati alla sala di Palazzo Chiablese a partire dal 1758 per volere di Carlo Emanuele III; alcuni pezzi della serie si trovano a Palazzo Reale, mentre altri sono oggi conservati in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. La decorazione a stucco della volta con medaglioni raffiguranti miti di Apollo e Dafne venne realizzata nel 1760 su progetto di Benedetto Alfieri, mentre le sovrapporte sono decorate con tele dei Quattro continenti realizzate nel 1763 dal pittore napoletano Francesco De Mura.

Salone degli arazzi
La successiva Sala da Parata nel Settecento dava accesso all’appartamento della Duchessa del Chiablese, realizzato per ordine di Carlo Emanuele III in vista del matrimonio, progettato ma mai avvenuto, del figlio Benedetto Maurizio con un’esponente della casa imperiale austriaca. La volta della sala è decorata con stucchi dorati su disegno di Benedetto Alfieri, mentre le sovrapporte, realizzate nel 1766, raffigurano allegorie della pace, della guerra e delle stagioni. Il camino in ghisa può ruotare su se stesso ed essere utilizzato sia per questa sala che per l’adiacente Sala degli Arazzi.

Sala di parata della Duchessa del Chiablese
Attraversando alcune piccole salette si giunge all’Alcova; quella che in origine era una galleria, a metà dell’Ottocento è stata trasformata in camera da letto con annessa alcova dall’architetto Alfonso Dupuy, in vista del matrimonio di Ferdinando I duca di Genova con la principessa tedesca Elisabetta di Sassonia. Venne decorata fra 1763 e 1765 con intagli dorati che inquadrano preziosi specchi sulle porte e sulle lesene angolari, e da stucchi rocaille sulla volta. Nel 2018 è stato ricollocato in questa stanza un prezioso mobile a doppio corpo con intarsi in avorio e madreperla dell’ebanista Pietro Piffetti; realizzato verso il 1767 per l’appartamento del Duca del Chiablese, è stato rimosso nel 1943 per salvarlo dai bombardamenti; esportato illegalmente dopo la guerra, è stato infine recuperato dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale e riconsegnato alla Soprintendenza.

A sinistra: Sala dell’alcova con doppio corpo di Pietro Piffetti; a destra: Sala dell’alcova
Ritornando ora indietro attraverso le ultime sale percorse, si arriva alla Sala di Parata del Duca del Chiablese. Nel Settecento la sala venne decorata con sovrapporte raffiguranti allegorie delle Virtù (1758). L’arredamento in stile neobarocco, originario del Palazzo, è invece databile alla metà dell’Ottocento. Alla parete è esposto un Ritratto della regina Margherita di Savoia eseguito nel 1890 da Cesare Tallone; l’opera ricorda la prima regina d’Italia, nata proprio a Palazzo Chiablese nel 1851, primogenita di Ferdinando di Savoia ed Elisabetta di Sassonia.

Sala di parata del Duca
L’ultima sala del percorso di visita è la Sala dei Paggi, Terza Anticamera della residenza del Duca. Conserva l’aspetto settecentesco nelle decorazioni delle porte e nelle sovrapporte con rovine architettoniche di fantasia, mentre l’arredamento risale all’Ottocento. Una grande tela del pittore veneziano Ippolito Caffi raffigura l’Ingresso di Vittorio Emanuele II a Napoli nel 1860.

Sala dei paggi
Come arrivare
Palazzo Chiablese si sviluppa fra il Palazzo Reale e la Cattedrale di San Giovanni; l’ingresso alle sale storiche del primo piano si trova in piazza San Giovanni 2; l’ingresso della piazzetta Reale dà accesso soltanto alle mostre temporanee allestite nelle sale espositive del piano terra. Il Palazzo è accessibile esclusivamente con visite guidate gratuite a cura dell’Associazione Amici di Palazzo Reale, con prenotazione obbligatoria via telefono o e-mail. Il Palazzo è chiuso il sabato, la domenica e i festivi perché sede degli Uffici della Soprintendenza.
Con i mezzi pubblici: numerosi autobus e tram fermano nella vicina piazza Castello; consigliamo di consultare il sito GTT per individuare il percorso migliore a seconda della provenienza.
In auto: tutti i parcheggi del centro sono a pagamento; consigliamo il parcheggio Roma-San Carlo-Castello con ingresso veicolare da piazza Castello angolo via Viotti e pedonale da piazza Castello. Attenzione: Palazzo Chiablese si trova in ZTL, dove vige il divieto di circolazione per gli automezzi dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 10:30.