Milano – Pinacoteca Ambrosiana
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| Pinacoteca Ambrosiana | ATM (Azienda Trasporti Milanese) | Area C Milano | Borromeo Parking |Visita alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, che conserva la collezione d’arte iniziata nel Seicento dal cardinale Federico Borromeo con opere di Leonardo e Raffaello, ospitata nelle sale storiche della Biblioteca Ambrosiana. L’ingresso è incluso nell’Abbonamento Musei Lombardia Valle d’Aosta.

Caravaggio, Canestra di frutta
La storia della Pinacoteca Ambrosiana
La Pinacoteca Ambrosiana nasce per iniziativa del cardinale Federico Borromeo (1564-1631), cugino di San Carlo Borromeo. Dopo gli studi compiuti a Milano, Bologna e Pavia, Federico giunge a Roma nel 1586, dove nasce il suo interesse per l’antichità e per l’arte, tanto che nel 1593 contribuisce alla fondazione dell’Accademia di pittura di San Luca, di cui è il primo protettore. Eletto arcivescovo di Milano, nel 1595 torna nella città natale; influenzato dalla sua permanenza nei dotti ambienti romani, Federico inizia ad acquistare codici e libri in tutta Europa, Medio Oriente e Africa, collezionando circa 15.000 manoscritti e 30.000 testi a stampa da destinare ad una biblioteca pubblica.

Costantino Corti, Statua di Federico Borromeo
Nel 1603, dopo aver acquisito una stretta striscia di terreno fra le chiese di Santo Spirito e di Santa Maria della Rosa, incarica l’architetto Carlo Buzzi della costruzione della biblioteca, composta da un atrio di ingresso, un’ampia sala (attuale Sala Federiciana) per accogliere i libri sistemati a parete su scaffali aperti e accessibili a chiunque sapesse leggere e scrivere, e una serie di ambienti per l’amministrazione dell’istituzione. L’ingresso alla biblioteca si trovava in piazza San Sepolcro, come attesta ancora l’iscrizione “Bibliotheca Ambrosiana” sormontata dallo stemma Borromeo sull’edificio che costituisce oggi l’uscita del percorso di visita. L’atto di fondazione ufficiale della biblioteca è del 1607, con intitolazione a Sant’Ambrogio protettore di Milano; l’inaugurazione avviene il 7 dicembre 1609, giorno dedicato al santo patrono milanese.

Sala Federiciana
Aperta la biblioteca, Federico si dedica al suo progetto di aprire anche un’accademia di disegno, pittura, scultura e architettura per la promozione delle riforme imposte dal Concilio di Trento sulle raffigurazioni di soggetti sacri. Già dai tempi del suo primo soggiorno romano inizia a collezionare quadri e disegni originali da destinare ad una scuola d’arte, per dare la possibilità ai giovani artisti di osservare e studiare le opere dei grandi maestri; Federico arricchisce la collezione lungo tutto il corso della sua vita, integrandola con copie dei capolavori che non gli è possibile reperire. Per disporre di locali adeguati alla nascente accademia, acquisisce alcuni fabbricati adiacenti alla biblioteca, dando incarico nel 1611 all’architetto Fabio Mangone della costruzione della scuola d’arte. Nel 1618 dona formalmente la sua collezione di quadri, disegni, stampe e sculture alla Biblioteca Ambrosiana; si tratta di un nucleo di 172 dipinti, la metà dei quali di soggetto religioso, e molti paesaggi e nature morte. Nel 1625 viene fondata l’Accademia, che offriva tre corsi (pittura, scultura, architettura) per un massimo di 24 allievi. Fra i primi insegnanti figurano il Cerano, Carlo Buzzi (autore della Biblioteca) e Fabio Mangone (autore dell’Accademia).

Sala 7, dipinti fiamminghi. Paul Bril: a sinistra Paesaggio con la conversione di san Paolo; al centro: Veduta marina; a destra: Paesaggio con San Giovannino
Il patrimonio librario e artistico dell’Ambrosiana si arricchisce nel corso dei secoli grazie a numerose donazioni di nobili e prelati. Fra le più importanti, quella del marchese Galeazzo Arconati che nel 1637 dona alla Biblioteca dodici manoscritti di Leonardo da Vinci, fra cui il Codice Atlantico, e quella del matematico Manfredo Settala che per legato testamentario alla sua morte nel 1680 lascia all’Ambrosiana la sua eclettica collezione di meraviglie della natura e dell’arte.

Collezione Settala
Con l’apertura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1775 il governo austriaco chiude l’Accademia Ambrosiana, trasferendo tutti gli insegnamenti alla nuova istituzione. Nel 1796 con l’avvento di Napoleone vengono requisiti molti quadri, disegni, manoscritti e oggetti vari, alcuni dei quali, fra cui dodici quaderni vinciani, non faranno più ritorno a Milano. Con la soppressione degli ordini religiosi, nel 1810 l’Ambrosiana ha la possibilità di acquisire alcuni locali già di pertinenza della chiesa di Santa Maria della Rosa; la chiesa, ormai fatiscente, viene poi acquisita dall’Ambrosiana nel 1829 e abbattuta nel 1831 per costruire nuovi locali destinati a ospitare il numero sempre crescente di libri e dipinti; con questo primo ampliamento, l’ingresso viene spostato da piazza San Sepolcro all’attuale piazza Pio XI.

Loggiato, vista sull’abside della chiesa di San Sepolcro
Tra il 1928 e il 1938 il prefetto Giovanni Galbiati acquisisce ulteriori spazi fra l’Ambrosiana e la basilica di San Sepolcro, affidandone l’allestimento agli architetti Ambrogio Annoni e Alessandro Minali e ampliando così l’aera espositiva del primo e secondo piano (sale dell’attuale “Ala Galbiati”). Nella notte fra il 15 e il 16 agosto 1943 l’Ambrosiana viene gravemente colpita dai bombardamenti, che distruggono le parti più antiche della costruzione risalenti all’età di Federico Borromeo, fra cui la Sala Federiciana, con la perdita di numerosi codici e testi. L’Ambrosiana viene riaperta al pubblico nel 1948, mentre i restauri si susseguono fra il 1951 e il 1959.

Sala 8, Sala della Medusa
Il percorso di visita
La visita alle sale della Pinacoteca inizia al primo piano. Se è aperta la Sala delle Accademie, che si trova al piano terra nei pressi della biglietteria ed è attualmente adibita a sala convegni, consigliamo di entrare poiché conserva tele di grandi dimensioni di Simone Peterzano (primo maestro milanese di Caravaggio), di Palma il Giovane, del Cerano, di Savoldo, e della scuola di Guido Reni. Salendo lo scalone per accedere al primo piano è possibile vedere copie del Laocoonte vaticano e della Pietà di Michelangelo dello scultore aretino Leone Leoni.

Scalone
Il percorso di visita inizia con una serie di sale che espongono la collezione di Federico Borromeo, donata dal cardinale alla nascente istituzione nel 1618 e descritta dallo stesso Federico nella sua opera del 1625 Musaeum Bibliotheacae Ambrosianae, con cui illustra il progetto espositivo della pinacoteca. La sala 1 ospita dipinti di area veneta e di scuola leonardesca, scelti da Federico sia per la loro qualità pittorica che per il loro significato religioso; si trovano qui fra gli altri l’Adorazione dei Magi di Tiziano, l’Adorazione dei Magi di Andrea Schiavone, recentemente restaurato presso il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale, e la Canestra di frutta di Caravaggio, forse in possesso del Borromeo già dai tempi del suo soggiorno romano.

Tiziano, Adorazione dei Magi
Nella sala 2 sono raccolti dipinti italiani del XV e XVI secolo che non fanno parte della donazione Borromeo ma che sono pervenuti all’Ambrosiana grazie a successivi lasciti; si trovano qui opere di pittori fiorentini come la Madonna del padiglione di Botticelli, tele di autori veneti, e capolavori di artisti lombardi che permettono di seguire gli sviluppi del Rinascimento italiano.

Sandro Botticelli, Madonna del padiglione
Le sale 3 e 4 riprendono l’esposizione della collezione Borromeo, con dipinti di pittori leonardeschi e lombardi del XV e XVI secolo (fra cui Bramantino, Giampietrino, Marco d’Oggiono), e dipinti di scuola veneta (Bassano, copie da Giorgione e Tiziano).

Bramantino, Madonna in trono con sant’Ambrogio e san Michele
La sala 5 è interamente dedicata al cartone di Raffaello utilizzato per la realizzazione dell’affresco della Scuola di Atene nella Stanza della Segnatura in Vaticano. Il cartone, di proprietà del conte Fabio Borromeo Visconti, viene dato in deposito a Federico nel 1610, e viene da questi formalmente acquistato nel 1625 dalla vedova Bianca Spinola. Un interessante allestimento multimediale illustra con un breve video le differenze fra il cartone e l’affresco.

Raffaello Sanzio, Cartone per La Scuola di Atene
Nelle sale 6 e 7 si conclude l’esposizione della collezione Borromeo. La sala 6 accoglie dipinti lombardi contemporanei al cardinale fra cui il Presepe di Federico Barocci, mentre nella sala 7, il cui allestimento è stato recentemente rinnovato, è esposta l’importante raccolta di dipinti fiamminghi, in prevalenza di Paul Bril e Jan Brueghel il Vecchio, collezionati dal Borromeo fin dal suo primo soggiorno romano; il cardinale conosce probabilmente Paul Bril nell’ambito dell’Accademia di San Luca, di cui Bril è professore di pittura e Borromeo protettore; conosce e diventa amico personale di Jan Brueghel il Vecchio durante il soggiorno milanese del pittore, a cui commissiona diverse opere che si trovano ancora oggi in Pinacoteca.

Jan Bruegel, in alto da sinistra: Eremita leggente presso rovine; Paesaggio invernale con gloria d’angeli; Cisterna d’acqua e capanne di romiti; in basso da sinistra: Incendio della Pentapoli; Boscaglia; Eremita in preghiera con veduta marina
Consigliamo a questo punto di proseguire la visita nelle due sale 21 e 22, perché il percorso di visita non prevede di ritornare a questo piano. Nella sala 21, o Sala della vetrata dantesca, sono esposti dipinti fiamminghi e tedeschi del XV-XVII secolo provenienti da lasciti e donazioni che arricchiscono la raccolta di autori nordici del cardinale Federico. La sala è dominata dalla grande vetrata di soggetto dantesco realizzata da Giuseppe Bertini ed esposta a Londra nel 1865 in occasione del sesto centenario della nascita di Dante; in origine collocata nella sala Borromeo (attuale bookshop, al termine del percorso di visita), la vetrata è stata spostata qui nel 1929 ed è una seconda versione di quella visibile al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

Giuseppe Bertini, Vetrata dantesca
La sala successiva, lunga e stretta, accoglie dei bassorilievi provenienti dal monumento sepolcrale di Gaston de Foix dello scultore rinascimentale Agostino Busti detto il Bambaia, reperti scultorei di epoca romana, romanica e rinascimentale, e alcuni affreschi provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Maria della Rosa.

Arte preromanica, Figure femminili dal monastero di Cairate
Tornando ora alla sala 6, è possibile accedere alla cosiddetta Ala Galbiati, realizzata e decorata fra il 1929 e il 1931 dal prefetto Giovanni Galbiati. La sala 8 o Sala della Medusa prende il nome dalla fontana scolpita da Giannino Castiglioni, e ospita opere di pittura del XIV-XVI secolo oltre ad alcuni pezzi del Museo Settala, una collezione di oggetti vari (animali imbalsamati, pietre, fossili, strumenti scientifici, medaglie e monete, reliquie precolombiane) raccolte dal matematico Manfredo Settala, il quale alla sua morte nel 1680 lascia la sua collezione ai suoi discendenti, e in loro mancanza all’Ambrosiana; la collezione perviene in questo modo alla Pinacoteca nel 1751. Fra gli oggetti più famosi, si trova la ciocca di capelli di Lucrezia Borgia.

Capelli di Lucrezia Borgia
Nella sala 9 o Sala delle Colonne, comunicante tramite un’apertura con la sala 16 al piano superiore, sono esposti dipinti lombardi di inizio Cinquecento. Uscendo ora sul loggiato si può osservare il Cortile degli Spiriti Magni (non compreso nel normale percorso di visita), così detto dalla serie di statue raffiguranti personaggi notabili della poesia, della scienza e della cultura; sulla parete di fondo si vedono i labili resti di un affresco di Aurelio Luini, figlio del più celebre Bernardino, pittore favorito dal cardinale Borromeo e presente in Pinacoteca con diverse opere. Si rientra quindi nelle piccole sale 10 e 11 che accolgono opere rinascimentali e manieriste di autori veneti, toscani e padani.

Cortile degli Spiriti Magni
L’ultimo ambiente del piano è la Sala dell’Esedra (sala 12), allestita dal Galbiati nel 1930-31 in occasione del bimillenario virgiliano; il grande mosaico che decora la parete in fondo alla sala riproduce la miniatura di Simone Martini del Virgilio posseduto da Francesco Petrarca e ora conservato nella biblioteca Ambrosiana.

Sala dell’Esedra
Nella sala sono esposte opere cinquecentesche realizzate da autori di area bresciana e bergamasca, con dipinti di Giovan Battista Moroni e del Moretto. La scala di collegamento al secondo piano è decorata da statue in marmo di inizio Ottocento realizzate da scultori della Fabbrica del Duomo.

A sinistra: Giovan Battista Moroni, Ritratto di gentiluomo (Michel de l’Hospital); a destra: Moretto, Martirio di san Pietro da Verona
La visita del secondo piano inizia dalla sala 13 o Sala di Nicolò da Bologna, così detta dai rilievi nelle due lunette raffiguranti Le Scienze e le Virtù tratti dalle miniature trecentesche di Nicolò da Bologna presenti in uno dei codici conservati nella Biblioteca Ambrosiana; l’ambiente, anch’esso ideato dal prefetto Galbiati, contiene dipinti italiani e fiamminghi di fine Cinquecento e inizio Seicento.

Sala di Niccolò da Bologna, a sinistra: Guido Reni, Maria Maddalena penitente; a destra: Fede Galizia, Ritratto di Paolo Morigia
La piccola sala 14 è la ricostruzione di un ideale ambiente signorile della Milano di fine Settecento – inizio Ottocento; al di sopra del ballatoio con una finta biblioteca, la volta è decorata da cento stemmi di famiglie nobili lombarde, con al centro una vetrata raffigurante Sant’Ambrogio. Questa sala e la successiva ospitano opere di pittura italiana del XVII secolo.

Sala 14
Tramite il loggiato si raggiunge la sala 16, affacciata sul sottostante colonnato della sala 9; l’ambiente accoglie opere di pittura lombarda del XVII secolo fra cui il ritratto di Manfredo Settala di Daniele Crespi. La successiva sala 17 raccoglie dipinti italiani di fine Seicento e Settecento di varie provenienze e scuole pittoriche.

Sala 16
La sala 18, affacciata sul Cortile degli Spiriti Magni tramite una panoramica vetrata, accoglie opere della collezione del conte Giovanni Edoardo De Pecis, donata all’Ambrosiana nel 1827 e in seguito accresciuta grazie ai lasciti della sorella Maria, e comprendente quadri italiani e stranieri oltre a una raccolta di bronzetti dorati di epoca neoclassica. Sono qui collocati due autoritratti degli scultori Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen. L’ultima sala del piano (sala 19) presenta una selezione di quadri ottocenteschi, con opere di pittori lombardi o attivi a Milano nel corso dell’Ottocento, dal neoclassicismo di Andrea Appiani, al romanticismo di Francesco Hayez, al divisionismo di Gaetano Previati.

Sala 18
La scala fra le sale 17 e 18 permette di raggiungere il piano terra, dove si possono visitare gli ambienti dell’originaria biblioteca federiciana. Si accede così all’Aula Leonardi, dove è conservato il celebre Musico di Leonardo assieme ad una serie di opere di artisti leonardeschi. Sulla parete al fondo della sala si trova L’incoronazione di spine affrescata da Bernardino Luini nel 1521-22; questo ambiente infatti costituiva in origine la sede del Luogo Pio di Santa Corona, associazione caritativa fondata nel 1497 legata a una presunta reliquia della corona di spine. Sopra la porta di ingresso alla sala successiva si trova una copia del Vespino dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci, ordinata da Federico Borromeo allo scopo di preservare l’iconografia del Cenacolo vinciano, già allora in precario stato di conservazione.

Aula Leonardi
Si accede ora alla grande Sala Federiciana, nucleo originario della Biblioteca Ambrosiana voluta da Federico Borromeo. L’aspetto attuale della sala si deve ai restauri del dopoguerra, che hanno restituito le decorazioni originarie distrutte dai bombardamenti. È qui esposta a rotazione una selezione di fogli del Codice Atlantico di Leonardo, così chiamato per il suo grande formato da atlante. Alla sua morte in Francia nel 1519 Leonardo lascia in eredità manoscritti e dipinti al suo discepolo Francesco Melzi, che trasferisce i materiali nella villa di famiglia a Vaprio d’Adda; gli eredi del Melzi danno inizio alla dispersione del lascito, in parte acquisito dallo scultore Pompeo Leoni, il quale entra in possesso di una serie di taccuini e quaderni che scompone e ricompone senza rigore filologico in due grandi volumi; il primo tomo si trova oggi a Windsor, mentre il secondo è l’attuale Codice Atlantico, una raccolta di disegni vari di macchine, armi, fortificazioni; il codice viene acquisito nel Seicento dal marchese milanese Galeazzo Arconati, che lo dona all’Ambrosiana insieme ad altri 11 manoscritti vinciani. Nel corso delle depredazioni napoleoniche, tutti i codici vengono portati a Parigi, e solo il Codice Atlantico fa ritorno all’Ambrosiana. Smembrato per ragioni conservative, è oggi composto da 1119 fogli, tutti digitalizzati e consultabili sul sito dell’Ambrosiana.

Sala Federiciana, fogli del Codice Atlantico
L’ultima sala del percorso di visita, un po’ nascosta dietro una tenda della Sala Federiciana, è il Peristilio, nato come ambiente a cielo aperto di raccordo fra la biblioteca e le altre sale dell’antica istituzione. Al centro del cortile Federico pose una fontana a forma di palma, simbolo di sapere; ancora esistente, non è stata ricollocata nella posizione originale perché sostituita dal mosaico romano del IV-V secolo proveniente da Milano donato all’Ambrosiana dal marchese Alessandro Litta Modigliani. Fra le colonne e le pareti si trovano busti ottocenteschi di personaggi illustri e mecenati.

Peristilio
L’uscita dal percorso di visita avviene attraverso l’originario ingresso alla Biblioteca. Nel piccolo cortile, fiancheggiato dalla chiesa di Santo Spirito, si trova una statua di Federico Borromeo realizzata per iniziativa delle autorità municipali dallo scultore Costantino Corti nel 1864, terzo centenario della nascita del cardinale; sul basamento è inciso l’elogio di Alessandro Manzoni al Borromeo contenuto nei Promessi Sposi, di cui Federico è uno dei personaggi.

Antico ingresso alla Biblioteca Ambrosiana
Come arrivare
La Pinacoteca Ambrosiana si trova in piazza Pio XI 2 a Milano. L’ingresso storico alla Biblioteca, attuale uscita del percorso di visita, si trova in piazza San Sepolcro.
Con i mezzi pubblici: metropolitana linea 1 (rossa) fermate Cordusio o Duomo, linea 3 (gialla) fermata Duomo, entrambe a ca. 300 metri dalla Pinacoteca.
In auto: tutti i parcheggi del centro storico si trovano in area C (zona a traffico limitato), con accesso subordinato al pagamento di un ticket; rimandiamo al sito del Comune per i dettagli sull’accesso all’area C. Parcheggio in struttura presso il Borromeo Parking, a circa 350 metri.