Castelfranco di Sopra (Arezzo)
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| Ufficio Turistico | Borghi più belli d’Italia | Sentiero CAI 51 | Trenitalia | Autolinee Toscane |Visita a Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, parte dell’associazione dei Borghi più Belli d’Italia con il suo centro storico progettato da Arnolfo di Cambio, la millenaria Abbazia di Soffena, e una passeggiata fra le Balze del Valdarno sul Sentiero dell’acqua zolfina.

Sentiero dell’acqua zolfina, Balze
La visita al borgo
Situato sul tracciato di una strada di probabile origine etrusca, diventata poi la via consolare Cassia antica che collegava Fiesole e Arezzo, il borgo di Castelfranco di Sopra nasce in epoca preromana come insediamento etrusco; passato sotto il controllo di Roma nel III secolo d.C. e diventato poi parte dei domini longobardi, viene rifondato nel 1299 dalla Repubblica Fiorentina come “borgo franco”, cioè esente dal pagamento di tributi, con funzione di avamposto militare contro la città di Arezzo e come snodo commerciale su questa importante via di comunicazione. La sua pianta quadrangolare a reticolato di strade regolari è attribuita allo scultore, architetto e urbanista Arnolfo di Cambio; al tempo della sua costruzione, il borgo era circondato da una cinta muraria sulla quale si innestavano otto torri, di cui quattro funzionavano anche da porte; oggi resta una sola porta-torre all’ingresso del borgo, la cosiddetta torre di Arnolfo, sulla cui facciata esterna campeggia ancora il giglio fiorentino.

Torre di Arnolfo
Le strade principali si incontrano nella piazza centrale, dove si trova il palazzo comunale decorato da diversi stemmi. Poco prima della piazza, provenendo dalla torre, si trova la chiesa di San Filippo Neri, edificata nel 1631 e dedicata al santo la cui famiglia era originaria di Castelfranco. L’interno, a tre navate, presenta un altare barocco e una volta ottocentesca decorati con episodi della vita del santo. Dalla piazza parte la perpendicolare via Piave, sulla quale si trova la chiesa di San Tommaso; costruita al tempo dell’edificazione del borgo, è stata ampliata fra XVII e XVIII secolo; il settecentesco porticato d’ingresso introduce alla singola navata coperta da capriate lignee. Proseguendo fino al fondo della via si giunge alla partenza del Sentiero dell’acqua zolfina, di cui parleremo nella seconda parte dell’articolo.

Chiesa di San Filippo Neri
Svoltando invece a sinistra ed uscendo dall’abitato, dopo circa 500 metri si giunge all’abbazia di San Salvatore a Soffena. La millenaria chiesa sorge sulla via dei Setteponti, una strada di probabile origine etrusca che nel Medioevo viene percorsa dai pellegrini in viaggio verso Roma; sviluppata lungo la fascia pedemontana della montagna del Pratomagno, era infatti punteggiata da una serie di chiese plebane distribuite in tutta la regione del Valdarno. Consigliamo di visitare l’abbazia di ritorno dal sentiero fra le Balze.

Abbazia di San Salvatore a Soffena
La prima struttura ecclesiastica, probabilmente costruita in epoca longobarda (prima metà del IX secolo) sui resti di un castello, doveva essere un piccolo edificio di circa 13×7 metri a navata unica con abside orientata a est. Il primo documento che cita il toponimo Soffena è un atto notarile del 1014 con il quale il monastero viene donato al cenobio benedettino di Santa Trinita in Alpe (a circa 40 km). Nel 1090 l’abbazia viene concessa con bolla papale ai monaci di Vallombrosa, comunità fondata nel 1039 da San Giovanni Gualberto nell’omonima località nei pressi di Firenze.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, facciata
La struttura attuale risale alla fine del Trecento, quando la precedente chiesa viene demolita e interamente riedificata; la nuova costruzione, con un impianto a croce latina, assume un orientamento nord-sud; nella prima metà del Quattrocento l’interno viene affrescato. Nel 1652 il priorato viene soppresso, ma il complesso continua ad essere abitato da religiosi che fra Seicento e Settecento rimaneggiano l’interno della chiesa, martellando gli affreschi per applicare nuovi intonaci e creando nuovi altari barocchi che distruggono molte decorazioni quattrocentesche. In seguito alle soppressioni ordinate dal Granduca Pietro Leopoldo I nel 1774, il complesso viene prima ceduto al Comune di Castelfranco e poi acquistato dalla famiglia Ristori, che lo adibisce a fattoria e deposito agricolo, utilizzando la chiesa come fienile. Nel 1960 il complesso viene acquisito dallo Stato e restaurato; fra il 1963 e il 1968 gli affreschi, riscoperti sotto lo scialbo settecentesco, vengono staccati, restaurati, posti su nuovi supporti e ricollocati nella loro posizione originaria.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, interno
L’interno della chiesa è visitabile in autonomia grazie all’audioguida gratuita scaricabile dal QR code sul pannello all’ingresso. Fra i numerosi frammenti recuperati durante i restauri, segnaliamo le opere più importanti. Sulla parete di sinistra, appena superata la porta d’ingresso, un affresco di Bicci di Lorenzo ritrae San Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine vallombrosano a cui l’abbazia viene affidata nel 1090, in trono accompagnato da storie della sua vita.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Bicci di Lorenzo, San Giovanni Gualberto in trono e storie della sua vita
Sulla parete a destra dell’ingresso sono esposti due affreschi. Il primo, collocato dentro una nicchia e attribuito a Paolo Schiavo, raffigura una Madonna con Bambino e santi all’interno di un tempio e un Cristo in pietà nel timpano. Il secondo affresco, realizzato dallo Scheggia, fratello di Masaccio, rappresenta un’Annunciazione, e ricorda per stile e impostazione prospettica le creazioni coeve di Beato Angelico, come quella conservata al Museo Diocesano di Cortona.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Lo Scheggia, Annunciazione
Nella testata destra del transetto è collocata una drammatica Strage degli Innocenti di Antonio da Anghiari, sotto la quale si trovano una Visitazione e alcuni lacunosi santi del Maestro di Bibbiena.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Antonio da Anghiari, Strage degli Innocenti; Visitazione; San Giacomo minore e San Francesco d’Assisi
L’affresco dietro all’altare raffigura una Madonna col Bambino e santi in buono stato di conservazione di Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio. Sulla parete sinistra dell’abside si trovano una frammentaria Annunciazione e una Madonna della Misericordia di un anonimo pittore di ambito aretino.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Pittore di ambito aretino, Madonna della Misericordia fra i santi Giacomo e Biagio; Annunciazione
Nel transetto sinistro sono conservati tre affreschi di pittori anonimi. Sulla parete destra è collocato un affresco molto deteriorato dalle martellature del Seicento; al centro è raffigurato un Cristo nel sepolcro con i simboli della Passione, con alla sinistra un santo non più riconoscibile e San Giovanni Gualberto, e alla destra San Biagio con scene della sua vita.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Pittore di ambito aretino, San Giovanni Gualberto; Imago Pietatis con Arma Christi; San Biagio con scene della sua vita
La testata del transetto è decorata da una Madonna del latte in buono stato di conservazione, accompagnata da santi piuttosto deteriorati. Un frammento sulla parete sinistra mostra la parte inferiore di tre sante.

Abbazia di San Salvatore a Soffena, Pittore di ambito aretino, Madonna del latte e santi
Le Balze e il Sentiero dell’acqua zolfina
Il Sentiero dell’acqua zolfina, che permette di osservare il paesaggio delle Balze del Valdarno, prende avvio da via Le Balze. Queste formazioni di sabbie, argille e ghiaie stratificate in forme verticali di piramidi, torri e guglie intercalate da profonde gole sono il risultato di milioni di anni di evoluzione geologica del territorio. Circa 7 milioni di anni fa, al termine dell’orogenesi appenninica, prende avvio nella zona del Valdarno, attualmente delimitata dalla catena del Pratomagno a nord-est e dai monti del Chianti a sud-ovest, una fase tettonica distensiva: la crosta terrestre che era stata innalzata con la collisione fra le placche africana ed europea e che aveva dato origine agli Appennini inizia a sprofondare in corrispondenza delle faglie. A causa di questo lento ma progressivo abbassamento, le acque di scorrimento superficiale non riescono più a defluire, e nella conca del Valdarno si forma un grande lago, che nel corso del tempo arriva ad una lunghezza di circa 40 km.

Sentiero dell’acqua zolfina, Balze
Nel corso di alcuni milioni di anni, la conca lacustre si riempie progressivamente di sedimenti trascinati a valle dai corsi d’acqua che scendono dalla montagna del Pratomagno, finché il lago si riduce a un reticolo idrografico con un corso d’acqua principale che scorre nel centro della pianura, che darà poi origine all’Arno, e una serie di affluenti trasversali. Dopo la scomparsa del lago inizia una fase erosiva tuttora in corso: il fondale del lago estinto è una formazione geologica argillosa poco resistente all’erosione, per cui l’azione dei fiumi e degli agenti atmosferici modella i terreni incidendo valli profonde con pendii molto scoscesi. I sedimenti lacustri presentano una successione regolare: più in basso si trovano quelli più fini costituiti da argille, depositati quando il lago era più profondo; più in alto invece si trovano i sedimenti più grossolani, come i ciottoli, trasportati dalle acque di superficie. Questa alternanza di strati argillosi e di conglomerati più grezzi è netta e facilmente visibile: la parte argillosa ha un colore giallo e grigiastro, mentre la parte ciottolosa presenta un colore più scuro.

Sentiero dell’acqua zolfina, Balze
Le Balze del Valdarno affascinano da secoli chiunque le osservi; sono descritte anche da Leonardo da Vinci al foglio 9 del Codice Leicester, e probabilmente raffigurate sullo sfondo di dipinti come la Monna Lisa e la Vergine delle rocce. Il Sentiero dell’acqua zolfina permette di osservarle da più punti di vista. Partendo da via Le Balze, il percorso ad anello, contrassegnato dal segnavia bianco/rosso Cai 51, inizia su una strada asfaltata fra alcune abitazioni e coltivazioni di olivi, per poi diventare uno sterrato di campagna. Inizia quindi una ripida discesa nel bosco con alcuni tratti agevolati da scalinate e battuto in cemento, fino ad arrivare al primo punto di osservazione delle Balze in corrispondenza di una panchina; la visuale risulta parzialmente coperta dalla vegetazione nella stagione più calda.

L’inizio del Sentiero dell’acqua zolfina fra gli ulivi
Il sentiero prosegue in discesa nel bosco fino a raggiungere il fondovalle, da dove inizia un lungo tratto pianeggiante sul quale si aprono fra la vegetazione numerosi scorci sulle Balze. Alternando passaggi nel bosco e al limitare di campi coltivati, con la sporadica presenza di abitazioni ed edifici rurali, il sentiero si sviluppa per un ampio tratto completamente esposto al sole. Arrivati all’indicazione per l’Agriturismo le Balze, inizia il ritorno verso Castelfranco.

Sentiero dell’acqua zolfina, Balze
Dopo un tratto ancora esposto al sole, si entra nuovamente nel bosco. Poco dopo, nei pressi di un tavolo per picnic (l’unico disponibile sul percorso), una breve scalinata scende alla sorgente dell’acqua zolfina, una piccola fonte di acqua solforosa dal caratteristico odore di zolfo, più o meno forte a seconda della stagione.

Sorgente dell’acqua zolfina
Rientrati nel bosco, inizia l’ultimo tratto del sentiero, che con una salita piuttosto ripida porta alla strada provinciale 1, a circa 650 metri dal punto di partenza. Svoltando a sinistra sulla provinciale si arriva all’abbazia di Soffena e da qui si torna al borgo.

Sentiero dell’acqua zolfina
Informazioni utili per percorrere il sentiero:
- Punto di partenza: Castelfranco di Sopra, via Le Balze
- Punto di arrivo: Castelfranco di Sopra su SP1 poco prima di via Divisione Garibaldi
- Lunghezza: ca. 6 km
- Tempo di percorrenza: ca. 2 ore
- Segnaletica: segnavia Cai bianco/rosso sentiero 51 e segnaletica “Balze Anpil”
- Direzione del percorso: sentiero ad anello, percorribile in entrambe le direzioni; consigliamo di partire da via Le Balze perché il primo tratto è in forte pendenza ed è più agevolmente praticabile in discesa
- Acqua o punti di ristoro lungo il percorso: nessuno; presso il parco giochi si trova una fontana pubblica
- Aree di sosta: una panchina a metà circa della prima discesa, un tavolo con panche presso la scala che scende alla sorgente dell’acqua zolfina, una panchina poco più avanti nell’ultimo tratto di bosco
- Il tratto iniziale e finale si sviluppano nel bosco e presentano la maggior parte del dislivello, il tratto centrale è pianeggiante e completamente esposto al sole
- Nel mese di agosto sono presenti molte mosche nel primo tratto nel bosco

Sentiero dell’acqua zolfina, Balze
Come arrivare
Castelfranco di Sopra è il capoluogo del comune di Castelfranco Piandiscò, a circa 40 km sia da Arezzo che da Firenze. La mappa e la traccia del sentiero sono disponibili sul sito del Cai (v. “Informazioni utili”). L’abbazia di Soffena è aperta secondo gli orari riportati qui.
Con i mezzi pubblici: dopo aver raggiunto la stazione di Figline Valdarno, servita da treni regionali che la collegano a Firenze e Arezzo, si può arrivare a Castelfranco di Sopra con l’autobus MIV08 delle Autolinee Toscane.
In auto: Castelfranco di Sopra è raggiungibile tramite l’autostrada A1 (uscita Incisa-Reggello provenendo da Firenze, uscita Valdarno provenendo da Arezzo) o tramite la Strada Regionale 69; un’alternativa panoramica per chi proviene da Arezzo è la via dei Setteponti (Strada Provinciale 1). Intorno al piccolo centro storico sono disponibili diversi parcheggi gratuiti; segnaliamo il parcheggio in via di Botriolo, poco prima della torre di ingresso al borgo, e il parcheggio dell’ufficio postale, nelle vicinanze della partenza del Sentiero dell’acqua zolfina.