Saluzzo (Cuneo) – Casa Cavassa
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| Casa Cavassa | Arenaways | Bus Company |Visita a Casa Cavassa a Saluzzo, in provincia di Cuneo, edificio di origini tardogotiche appartenuto ai vicari del Marchese di Saluzzo, restaurato e arredato in stile rinascimentale alla fine dell’Ottocento da Emanuele Tapparelli d’Azeglio e oggi casa-museo.

Casa Cavassa, Corte
La storia di Casa Cavassa
Casa Cavassa prende il nome da una famiglia di ricchi mercanti e importanti giuristi documentata nei territori del Marchesato di Saluzzo già nel XIII secolo. Galeazzo Cavassa, primo proprietario dell’edificio, nel 1461 è nominato podestà della città, e nel 1464 è vicario generale del Marchesato di Saluzzo sotto il governo di Ludovico I. Muore nel 1483 lasciando l’edificio in eredità ai quattro figli Paolo, Francesco, Ilario e Giovan Pietro; il suo ricco mausoleo nella chiesa di San Giovanni testimonia l’importanza della famiglia in città, seconda solo a quella marchionale. Nel 1505 il secondogenito Francesco acquista dai fratelli le loro parti dell’edificio, diventandone così l’unico proprietario. Giurista e vicario generale del Marchesato di Saluzzo dal 1488, Francesco ricopre questa posizione fino al 1528, quando il nuovo marchese Giovanni Ludovico, ritenendolo responsabile delle disgrazie dello stato, lo fa imprigionare nel carcere di Revello, dove muore avvelenato lo stesso anno.

Stemma Cavassa su una finestra
Tutti i beni di Francesco passano in eredità ai quattro figli maschi; il palazzo di Saluzzo rimane in possesso della famiglia Cavassa fino al 1775, ma nel corso dei secoli i mobili, i dipinti e la ricca biblioteca di Francesco vengono dispersi, mentre l’edificio viene trasformato e adattato alle esigenze abitative dei vari e numerosi eredi che si succedono. Nel 1775 l’ultima erede Maria Elisabetta Cavassa mette in vendita la casa; la proprietà dell’edificio viene così suddivisa tra diversi soggetti, dando inizio al suo progressivo decadimento.

Vista complessiva di Casa Cavassa
Nel 1883 Emanuele Tapparelli d’Azeglio acquista Casa Cavassa dai vari proprietari, con lo scopo di restaurarla e riportarla allo splendore del primo Cinquecento. Ministro plenipotenziario a Londra dal 1850 al 1876, Emanuele Tapparelli è l’ultimo esponente di una nobile famiglia del saluzzese; durante il suo soggiorno londinese inizia a collezionare manufatti di arti applicate (mobilio, maioliche, oggettistica, suppellettili), poi donati o concessi in deposito al Museo Civico di Torino, di cui viene nominato direttore onorario nel 1879. Per il restauro di Casa Cavassa, che versa in gravi condizioni di degrado, Tapparelli si avvale della collaborazione dell’ingegnere Melchiorre Pulciano, che pochi anni prima aveva lavorato alla ricostruzione della cinquecentesca chiesa di Sant’Agostino a Saluzzo, e del pittore Vittorio Avondo, che aveva acquisito e stava restaurando il castello di Issogne in Valle d’Aosta.

Vista del lato interno
Il restauro della casa, per il quale vengono impiegate maestranze già attive per la realizzazione del Borgo Medievale di Torino sotto la direzione di Cesare Bertea (autore del restauro del Duomo di Chivasso), comporta una lunga serie di lavori di ripristino: vengono abbattute le divisioni interne create nel corso dei secoli, riparati travi e tetti, rifatti i pavimenti e tutti i camini, tutte le finestre vengono ricreate in stile cinquecentesco ad eccezione di tre finestre più antiche che vengono realizzate in stile gotico, viene ridipinta la facciata con la decorazione a finto bugnato, vengono costruiti il muro merlato e la torretta; gli interventi più rilevanti consistono nel recupero, ridipintura, restauro e in alcuni casi realizzazione ex novo degli affreschi delle sale, e nella realizzazione di arredi e porte in stile cinquecentesco, recuperando parti di mobili antichi o realizzando arredi nuovi in stile rinascimentale.

Sala I
Il recupero della casa si configura quindi come un tipico esempio di restauro integrativo ottocentesco: vengono realizzati elementi decorativi o intere porzioni di edificio in uno stile che i restauratori ritengono tipico del periodo sulla base di confronti con altri esempi risalenti alla stessa epoca, con lo scopo di ricomporre un’immagine ideale del Marchesato di Saluzzo nel periodo del suo massimo splendore artistico a fine XV – inizio XVI secolo. Per riallestire gli ambienti, spogliati dei loro arredi originali nel corso dei secoli, Tapparelli acquisisce a proprie spese sul mercato antiquario opere d’arte, arredi e suppellettili del XV-XVI secolo, mette a disposizione pezzi provenienti dalla sua collezione personale o da altre proprietà di famiglia, e commissiona ad artigiani locali la realizzazione di nuovi arredi in stile tardogotico o rinascimentale.

Corte, colonne del loggiato
Con il suo testamento del 1888 Tapparelli lascia Casa Cavassa al Comune di Saluzzo, con la clausola che ne siano preservati il carattere antico e l’uso di museo. Nel 1891, a un anno dalla morte di Tapparelli, viene inaugurato il Museo Civico, le cui collezioni sono in seguito incrementate da acquisizioni e lasciti.

Sala III – La cappella
La visita a Casa Cavassa
Casa Cavassa, nella parte alta dell’abitato di Saluzzo, si sviluppa su sei piani sfruttando la pendenza del terreno; nei tre piani interrati si trovavano le cucine, le cantine e le stanze della servitù, al piano terra le sale di rappresentanza destinate al ricevimento degli ospiti, e al primo piano le camere da letto e le stanze private della famiglia Cavassa. La facciata su via San Giovanni è stata dipinta a bugnato nei restauri ottocenteschi; l’ingresso avviene attraverso un portale marmoreo cinquecentesco, decorato da candelabre e tarsie in marmi colorati, con una porta antica con pannelli in noce intagliati, entrambi opere dello scultore lombardo Matteo Sanmicheli del 1518-28.

Facciata
Sull’architrave, sulla porta e in numerose parti dell’edificio compare lo stemma di Casa Cavassa, un quagliastro o cavèdano, pesce che risale la corrente e che nel dialetto del Delfinato è detto chavasson, con richiamo al nome Cavassa; lo stemma si accompagna al motto di famiglia, droit quoi quil soit, interpretabile sia come “avanti a qualunque costo”, con riferimento al pesce che risale la corrente, sia come “diritto / giustizia quale che sia”, con richiamo alla professione giuridica dei Cavassa.

Sala IV – Sala del libro, camino con stemma e motto Cavassa
Varcato il portale, un androne conduce ad un porticato formato da colonne in marmo con stemma e motto Cavassa. La corte interna è chiusa da una balaustra antica di provenienza veneziana acquistata da Tapparelli nel 1887, realizzata dallo scultore Pietro Lombardo o più probabilmente dalla sua scuola; reca un’incisione con la data 1490, aggiunta a fine Ottocento in occasione della posa a Casa Cavassa.

Balaustra nella corte
Dalla corte è possibile osservare il ballatoio, ricostruito a fine Ottocento, e gli affreschi realizzati a monocromo nel 1505-1508 da Hans Clemer, pittore fiammingo attivo nel saluzzese tra fine Quattrocento e inizi Cinquecento; in riquadri di varie dimensioni separati da decorazioni a candelabra, sono raffigurate sette imprese di Ercole, mentre sopra la porta di accesso al ballatoio è rappresentato San Girolamo. Gli affreschi sono stati in parte ridipinti nei restauri di fine Ottocento.

Loggiato con affreschi di Hans Clemer
Il percorso di visita alle sale inizia dalla Sala della Giustizia, un ambiente voltato e con le uniche porzioni del pavimento originale in terracotta conservate nell’edificio; in questo ambiente Francesco Cavassa aveva verosimilmente il proprio studio e amministrava la giustizia. Le pareti e la volta sono state decorate a tempera da un pittore anonimo nel 1518-28 ca. Sulla volta è raffigurato un loggiato in prospettiva dal quale si affacciano putti, dame e gentiluomini, fra cui forse i ritratti di Galeazzo e Francesco Cavassa; al centro un sole a raggi serpeggianti, emblema del marchese Ludovico II. Sulle lunette sono raffigurate le nove Muse e una teoria di uomini illustri, modelli esemplari da seguire e celebrazione della saggezza del padrone di casa. Nella fascia sottostante sono dipinti paesaggi del saluzzese e vedute di Roma e Genova, separati da candelabre che imitano un loggiato. Tutte le decorazioni sono state ripassate dal pittore Giacomo Canova nei restauri del 1889-90.

Sala I – Sala della Giustizia
La seconda sala è detta delle Alleanze per il fregio alle pareti in chiaroscuro su fondo azzurro e rosso, realizzato nel 1500-20 e restaurato da Giacomo Canova nel 1889-90, recante stemmi che ricordano le alleanze matrimoniali strette dai Cavassa con altre famiglie nobili del territorio piemontese. Alle pareti sono esposti affreschi del XV secolo provenienti dalla Cappella di San Gottardo e dall’abside dell’antica parrocchiale di Lagnasco, il cui strappo fu commissionato dal Tapparelli nel 1889, mentre al centro della stanza è collocato un pilone votivo databile tra ’400 e ’500, proveniente dalla cappella della Morina in regione Paschere a Saluzzo, acquistato dal Comune nel 1910; sulle quattro facciate sono raffigurati San Rocco, San Sebastiano, Sant’Antonio Abate e la Vergine in preghiera.

Sala II – Sala delle Alleanze
Nella terza sala, detta Cappella, Tapparelli intendeva rievocare l’usanza rinascimentale di allestire in ogni dimora nobile uno spazio destinato alla preghiera; come dimostra un documento d’archivio del 1531, una cappella, di cui non conosciamo l’ubicazione, doveva esistere anche a Casa Cavassa. Durante i restauri ottocenteschi nelle travi del soffitto sono state inserite 74 tavolette in legno dipinte, realizzate nel 1460-70, raffiguranti busti di dame, gentiluomini e cavalieri, acquistate da Tapparelli nel 1885, attribuite ad arte cremonese e provenienti dal bergamasco; queste tavolette antiche sono alternate ad altre con simboli, stemma e motto Cavassa di realizzazione ottocentesca. Nel pavimento sono state inserite 210 mattonelle maiolicate di fattura pesarese con motivi animali e ornamentali datate 1499-1503, provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Riposo (o Madonna dei Piattelletti) di Fano, acquistate da Tapparelli nel 1885. Sul camino è stato dipinto nell’Ottocento lo stemma Tapparelli.

Sala III – La Cappella
Nella quarta sala, detta del Libro perché secondo il progetto museale di Tapparelli qui doveva essere collocato il libro per raccogliere le firme dei visitatori illustri, si trova un busto in gesso raffigurante il fondatore del museo realizzato nel 1890 da Arturo Rossi. Alle pareti sono esposte alcune fotografie che il marchese Tapparelli fece realizzare tra il 1883 e il 1889 per documentare le trasformazioni dell’edificio durante i lavori di restauro. Il camino è decorato con uno stemma Cavassa ottocentesco insieme a un sole splendente (simbolo del marchese Ludovico II) ridipinto da Giacomo Canova nel 1888-1889.

Sala IV – Sala del Libro
La quinta sala, o Sala De Foix, era probabilmente un ambiente di ricevimento; prende il nome da Margherita De Foix, moglie del marchese Ludovico II. Lungo le pareti sono disposti gli stalli di un coro in noce, datati alla seconda metà del XV secolo, che fino al 1840 si trovavano nella cappella del castello marchionale di Revello, in seguito acquistati da Roberto Tapparelli, padre di Emanuele, per collocarli nella cappella del Roccolo di Busca. Il coro fa da cornice alla tavola di Hans Clemer Madonna della Misericordia (1499 ca.). Non conosciamo con certezza la collocazione originaria del dipinto, se alla Castiglia, nella cappella del palazzo di Revello, nella cappella della Collegiata o nella cappella funeraria in San Giovanni; nel 1810 si trovava nella Collegiata di Revello. Venne acquistato nel 1886 da Tapparelli dal pittore Vittorio Avondo e dotato di una nuova cornice. Sotto al mantello della Madonna sono raffigurati a sinistra il marchese Ludovico II accompagnato da congiunti e personaggi maschili, a destra Margherita di Foix con il primogenito Michele Antonio, congiunte e dame. Fu probabilmente eseguita per commemorare la concessione a Ludovico II dell’onorificenza dell’Ordine di San Michele. Il fregio alle pareti è decorato da cornici circolari dipinte entro le quali sono degli stemmi di famiglie dichiarate nobili dal marchese Ludovico I nel 1460.

Sala V – Sala De Foix – Hans Clemer, Madonna della Misericordia
L’ultima sala del piano terra è detta degli Imperatori per i quattro tondi marmorei raffiguranti gli imperatori romani Galba, Traiano, Augusto e Nerva, collocati sul fregio dipinto a finto graffito nel primo decennio del Cinquecento e restaurato da Giacomo Canova nel 1888. Nella sala è conservata la tavola del 1516 di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone Santi Vincenzo Ferreri, Agostino, Tommaso d’Aquino, Ambrogio e Caterina da Siena proveniente dall’antico ospedale di Saluzzo. Terminata la visita al piano terreno, si accede al primo piano attraverso la scala a chiocciola a destra dell’ingresso alla sala.

Sala VI – Sala degli Imperatori
Dalla balconata lignea si accede alla Sala della Lobbia. Le pareti, restaurate da Giacomo Canova nel 1889, presentano una decorazione a finta tappezzeria; all’interno di grandi riquadri lo stemma Cavassa-Scarampi ricorda il matrimonio tra Francesco Cavassa e Margherita Scarampi, appartenente ad una nobile famiglia dell’astigiano. Dalla sala si accede al belvedere, piccolo terrazzo merlato in stile neomedioevale risalente alla ristrutturazione ottocentesca.

Sala VII – Camera della Lobbia
L’ottava sala è chiamata delle Margherite perché il camino e il fregio, dipinti da Giacomo Canova nel 1889, sono decorati con fiori su fondo colorato, in omaggio alla marchesa Margherita De Foix oppure a Margherita Scarampi, moglie di Francesco Cavassa. Dal fregio parte una decorazione che riproduce un parato a strisce verticali rosse e verdi, a ricordare i tessuti che spesso venivano appesi alle pareti delle stanze nel XV-XVI secolo. La stanza è arredata con un letto intagliato e tornito di fine XVI secolo con agli angoli colonne tortili riccamente scolpite, già parte dalla collezione Tapparelli.

Sala VIII – Sala delle Margherite
La nona sala ospita l’Adorazione dei Magi (1520 ca.) di Jacobino Longo, proveniente dalla chiesa di San Giovanni Evangelista di Villaretto di Bagnolo e acquistata dal Comune di Saluzzo nel 1893. Le altre tavole del polittico raffigurano a destra la Visitazione, a sinistra l’Incontro di Gioacchino e Anna, nella cimasa un’Annunciazione.

Sala IX – Jacobino Longo, Adorazione dei Magi
La decima sala è arredata con un letto piemontese intagliato con colonne tortili della fine del XVI secolo con restauri ottocenteschi, appartenente alla collezione del Tapparelli. Nel fregio si alternano stemmi che ricordano l’alleanza Cavassa-Scarampi, circondati dal motto droit quoi quil soit. Sul camino è dipinta un’arma ottocentesca dei Saluzzo. Nella sala sono esposti un tavolo da muro e una specchiera in legno intagliato e laccato bianco a imitazione del marmo con puttini e cariatidi, opere di arte genovese della seconda metà del XVII secolo provenienti dalla donazione Luigi Bruno.

Sala X – Camera d’angolo sud-ovest
Prima dei restauri ottocenteschi l’undicesima sala, detta degli Acaia, doveva formare un ambiente unico con l’attigua sala XII, come attesta il fregio di primo ’500 alle pareti ripetuto nelle due stanze, la cui composizione è formata da grandi vasi, sfingi, cornucopie, putti, motivi allegorici, intervallati dallo stemma Acaia; si tratta certamente di una decorazione ottocentesca, probabilmente un omaggio di Tapparelli alla casa regnante, perché non è storicamente plausibile la presenza di uno scudo sabaudo in una Saluzzo avversa ai Savoia.

Sala XI – Sala degli Acaia
La piccola sala XII, sul cui camino è dipinto lo scudo ottocentesco Savoia-Acaia in stile cinquecentesco, ospita un ritratto del XVII secolo dell’infanta di Spagna Anna Maurizia d’Austria, proveniente dal lascito Roggero Anselmi del 1989.

Sala XII
La tredicesima sala è decorata da un fregio cinquecentesco a motivi ornamentali fra i quali compaiono lo stemma e il motto della famiglia Cavassa. Alla parete sono esposti due ritratti di Giovanni Caracca (Jan Kraeck) del 1590 circa, raffiguranti Carlo Emanuele I di Savoia e la consorte Caterina d’Austria; secondo la tradizione furono dipinti su incarico del conte Tapparelli che volle collocarli a Lagnasco per ricordare il passaggio e il pernottamento dei duchi sabaudi nel suo castello, nel corso del viaggio intrapreso da Carlo Emanuele I nel 1585 per sposare l’infanta Caterina. Nel letto a baldacchino, ancora secondo la tradizione, dormì Carlo Emanuele I nella sua sosta al castello di Lagnasco. Accanto al letto è collocata una culla del 1560 circa, proveniente dal castello di Lagnasco, attribuita alla bottega del saviglianese Pietro Dolce con spalliera in legno scolpito e dipinto con una scena della Natività, mentre la parte inferiore è decorata a grottesche con elementi vegetali ed animali.

Sala XIII – Camera dell’angolo sud-est
Nella quattordicesima sala le pareti sono decorate con un fregio restaurato e ridipinto da Giacomo Canova nel 1889-90: fra elementi floreali e animali è inserito il motto dei Cavassa droit quoi quil soit. Attraverso una piccola porta di legno si accede a un balconcino che fa parte della torretta fatta realizzare da Tapparelli tra il 1886 e il 1887 sul modello di quella del castello di Savigliano, per fornire ai visitatori una postazione privilegiata da cui ammirare Le fatiche di Ercole di Hans Clemer.

Sala XIV
L’ultimo ambiente del percorso di visita è detto Sala delle Sibille per la decorazione della fascia superiore che presenta, sulle tre pareti non interrotte da finestre, raffigurazioni delle Sibille, in parte originali e in parte restaurate o realizzate ex novo dal pittore Giacomo Canova nei restauri ottocenteschi. Le Sibille sono ritratte a figura intera entro tondi, in piedi o sedute; i loro nomi sono scritti in sottili filatteri che si dipartono dalle mani, mentre i tondi sono corredati da iscrizioni in latino tratte dalla “Passione di Revello”, testo di autore anonimo, molto utilizzato tra il 1400 ed il 1500 per le celebrazioni religiose del periodo quaresimale e pasquale. Sulla parete fra le finestre crociate, ricostruite nell’800 in stile cinquecentesco, è affrescato un paesaggio collinare.

Sala XV – Sala delle Sibille
Come arrivare
Casa Cavassa si trova in via San Giovanni 5, nel cuore del centro storico di Saluzzo; il palazzo si trova in ZTL, e si può raggiungere a piedi attraversando le caratteristiche strade acciottolate del centro. La visita avviene in autonomia, con il supporto dei pannelli informativi che si trovano in ogni stanza. L’ingresso è incluso nell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta.
In auto: il parcheggio più vicino a Casa Cavassa si trova presso la Castiglia, a circa 350 metri. In alternativa, è possibile lasciare l’auto presso il parcheggio Follone a circa 700 metri, o nei parcheggi su strisce blu in piazza XX Settembre o piazza Cavour, entrambi a circa 700 metri da Casa Cavassa. Per raggiungere Casa Cavassa, nella parte alta dell’abitato, è poi necessario proseguire a piedi su strade acciottolate in salita e su scalinate.
Con i mezzi pubblici: la stazione ferroviaria di Saluzzo, a poco più di un chilometro da Casa Cavassa, è servita dai treni della compagnia Arenaways che effettuano la tratta Cuneo-Savigliano. L’autostazione di Saluzzo, a circa 850 metri, è raggiungibile con gli autobus di Bus Company.