Dozza (Bologna) – Rocca e borgo
Informazioni utili
| Rocca Sforzesca | Borghi più belli d’Italia | Card Cultura | Tper | Trenitalia |Visita al borgo medievale di Dozza, in provincia di Bologna, parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia, con la Rocca Sforzesca, la chiesa di Santa Maria Assunta e gli affreschi della rassegna del Muro Dipinto.

Rocca di Dozza, loggia, vista verso il Torresino
La storia della Rocca
L’area dove oggi si trova il borgo di Dozza è abitata fin dall’età del bronzo, e viene in seguito occupata dalle tribù villanoviane, dai Galli e infine dai Romani, che conquistano definitivamente il territorio nel III secolo d.C. Lungamente conteso da Longobardi e Bizantini, all’inizio del IX secolo il centro viene assegnato da Carlo Magno alla Chiesa della vicina Imola e governato per conto di questa dai conti di Imola. Nel 1087 il Comune di Bologna prende possesso del vico, lo cinge di mura e fortifica l’unica entrata con una torre. Per tutto il medioevo Dozza si trova al centro delle guerre fra guelfi e ghibellini, stringendo alleanza ora con Imola e ora con Bologna. Nel 1250 il Comune di Bologna edifica una rocca sulla primitiva torre per presidiare militarmente il territorio.

Rocca di Dozza, vista dal Torrione dei Bolognesi
La rocca viene ampliata nel 1310 da Romeo Pepoli, protagonista delle lotte politiche fra Ferrara e Bologna. In questa fase, la fortezza ha un impianto quadrangolare con torri agli angoli collegate da cammini di ronda scoperti e difesi da merlature; l’accesso avviene tramite un ponte fortificato che probabilmente scavalca un fossato. Nel 1412 Dozza diventa feudo della famiglia Alidosi, che la detiene fino al 1480 quando papa Sisto IV concede il borgo al nipote Girolamo Riario, il quale alla sua morte nel 1494 lo lascia alla moglie Caterina Sforza. Sotto il dominio Riario-Sforza la rocca viene trasformata in un castello fortificato, ricostruendo parte delle cortine e dei torrioni per renderli più adatti alla difesa dalle nuove armi da fuoco; vengono costruiti nuovi corpi di difesa che danno alla rocca una forma bastionata, e le due torri quadrate verso il borgo vengono inglobate in grandi torri rotonde.

Rocca di Dozza, bastioni
Conteso dalle famiglie Campeggi e Malvezzi, nel 1529 il feudo di Dozza viene infine acquisito da Lorenzo Campeggi, esponente di una delle più importanti dinastie senatorie bolognesi; a partire dal 1565 e fino al 1594 i Campeggi trasformano il castello fortificato in un palazzo rinascimentale, armonizzando i vari corpi di fabbrica sorti nei secoli, costruendo dei loggiati nella corte centrale, e realizzando al primo piano diversi appartamenti nobiliari e la grande sala di rappresentanza destinata a ricevimenti e banchetti.

Rocca di Dozza, corte e logge
La dinastia Campeggi si estingue nel 1689 con la morte dell’ultimo marchese Tommaso; nonostante i suoi numerosi figli, nessuno di questi riesce infatti a garantire la successione maschile, per cui il titolo e il feudo passano alla figlia Francesca che, sposando nel 1707 Matteo Malvezzi, dà vita al casato Malvezzi-Campeggi. Risalgono al Settecento una serie di ampliamenti per uso residenziale e la realizzazione degli appartamenti al terzo piano. Scongiurato il pericolo delle confische napoleoniche, la famiglia Malvezzi-Campeggi abita la rocca fino al 1960; in quell’anno il Comune di Dozza acquista la rocca e la apre al pubblico come museo.

Rocca di Dozza, fossato
La visita alla Rocca
La Rocca Sforzesca si staglia imponente con i suoi due torrioni circolari al culmine del borgo di Dozza; l’accesso avviene tramite un moderno ponte, costruito nel luogo e sul modello di quello rinascimentale, che scavalca un ampio fossato. La visita inizia dalla corte centrale, abbellita nel Cinquecento da un porticato su tre lati al piano terra, e da un’elegante loggia affrescata su un lato del piano nobile. Al centro del cortile si trova un pozzo per l’acqua.

Rocca di Dozza, Torresino
Dalla corte si accede a una serie di ambienti del piano terra, il primo dei quali è la prigione all’interno del torrione maggiore, detto anche Torresino, probabilmente l’antico mastio. L’ambiente, internamente quadrangolare perché si tratta dell’antica torre quadrata del fortilizio medievale, faceva parte di una serie di tre stanze sovrapposte, collegate da una scala interna e dotate di una cisterna per l’approvvigionamento idrico, in modo da renderla autonoma in caso di assedio. Con le ristrutturazioni cinquecentesche, la stanza viene adibita a prigione, mantenendo questa funzione fino al Settecento come dimostrano le scritte e i disegni incisi dai prigionieri sulle pareti.

Rocca di Dozza, prigioni
Un piccolo vano adiacente al Torresino, edificato con le ristrutturazioni dei Campeggi di fine Cinquecento, ha inglobato uno dei due antichi pozzi interni alla rocca; nell’ambiente, destinato a lavanderia, è presente anche una piccola fornace per sbiancare i panni. Si trovava probabilmente qui un antico ingresso alla fortezza medievale, poi spostato nell’ubicazione attuale con le ristrutturazioni dei Riario-Sforza.

Rocca di Dozza, lavanderia
Uno degli ambienti più suggestivi del piano terra è la cucina con annessa dispensa, arredate con mobili e utensili dell’antica civiltà contadina. Utilizzate come magazzino e cantina fino a metà Cinquecento, queste stanze vengono nuovamente adattate nel corso dell’Ottocento con l’inserimento di un montavivande collegato alla Sala Grande al piano superiore.

Rocca di Dozza, cucina
L’ultimo ambiente del piano terra è la cosiddetta sala di tortura, ricavata nel torrione minore, chiamato anche dei Bolognesi. Costruito ex novo nel XV-XVI secolo, come dimostra l’interno con le pareti arrotondate, l’ambiente è stato utilizzato come prigione, come ricordano i numerosi graffiti alle pareti. Sono stati qui allestiti degli strumenti di tortura, in corrispondenza di un’ampia fossa nel pavimento tradizionalmente definita “fossa dei suppliziati”, ma che più probabilmente era una cisterna o una ghiacciaia.

Rocca di Dozza, sala di tortura
La visita prosegue al piano superiore, dove si sviluppano tre appartamenti nobiliari. Il primo appartamento, che si estende fra i due torrioni, è il cosiddetto appartamento del Conte Lorenzo, primo feudatario della famiglia Campeggi che acquisisce la contea di Dozza nel 1529. Nella prima stanza è esposto un grande ritratto che raffigura il Conte nell’atto di scrivere una lettera, a ricordo della sua importante attività di diplomatico della Santa Sede. Nella seconda stanza, decorata con un fregio a putti e girali, nel Seicento è stata ricavata un’alcova, che vediamo oggi con una decorazione ottocentesca.

Rocca di Dozza, appartamento del Conte Lorenzo
Il secondo appartamento è detto anche Quartiere del Maschio perché si sviluppa dal Torresino, probabilmente l’antico mastio, verso la Sala Grande. La prima camera, ricavata all’interno della torre, ha assunto l’attuale aspetto di camera da letto con gli interventi di fine Cinquecento, quando l’alcova, il vano della finestra e il gabinetto sono stati ricavati nello spessore delle mura rinascimentali; alle pareti sono esposti ritratti di esponenti della casa Malvezzi.

Rocca di Dozza, quartiere del mastio, camera da letto
Si accede quindi a una piccola cappella privata dedicata alla Madonna Immacolata, realizzata nel 1834 e decorata con un altare barocco; di fronte alla cappella è posto un pozzo a rasoio, che secondo la tradizione era utilizzato dalla crudele Caterina Sforza per eliminare i suoi nemici e forse anche qualche amante; in realtà si tratta di un pozzo di approvvigionamento idrico, e le lame sono state aggiunte nell’Ottocento per rafforzare la leggenda di Caterina. La terza sala conserva dei ritratti delle famiglie Campeggi-Malvezzi.

Rocca di Dozza, quartiere del mastio, cappella della Madonna Immacolata
Si giunge quindi alla Sala Grande o Sala Maggiore, ambiente documentato dalla metà del Cinquecento e utilizzato con funzioni di rappresentanza. In questa sala risulta già documentato in antico l’arazzo con gli stemmi delle famiglie Campeggi e Malvezzi tuttora esposto alla parete, oltre a diversi ritratti di antenati illustri. In un angolo della sala si trovava una piccola cappella seicentesca dedicata a Santa Barbara, caduta in disuso e poi smantellata nel primo Ottocento per realizzare nuove canne fumarie e il montavivande a servizio della cucina sottostante; alle pareti sono stati recuperati alcuni frammenti di affreschi.

Rocca di Dozza, Sala Grande, arazzo con stemmi Campeggi-Malvezzi
L’ultimo appartamento del piano si sviluppa in quattro ambienti lungo il muro perimetrale dell’antica fortezza; realizzato nel Settecento, l’appartamento si apre con un’anticamera nella quale è conservato un grande dipinto di Lorenzo Pasinelli del 1663 raffigurante la famiglia Campeggi; questa stanza e le due successive sale di rappresentanza presentano un fregio neoclassico e soffitti a cassettoni realizzati nell’Ottocento a seguito della sistemazione ad appartamenti degli ambienti del terzo piano.

Rocca di Dozza, appartamento nobile, anticamera; alla parete: Lorenzo Pasinelli, Tommaso Campeggi con la sua famiglia
L’ultimo piccolo ambiente dell’appartamento è uno studiolo settecentesco con terrazzino panoramico, detto “del Papa” perché ospitò per alcuni giorni papa Pio VII che fu anche vescovo della vicina Imola.

Rocca di Dozza, appartamento nobile, studiolo del Papa
La visita prosegue nella Sala delle armi, un lungo ambiente con un soffitto in legno decorato dove sono esposte armi d’epoca rinvenute nella rocca; il dislivello fra l’atrio e la sala si deve alla realizzazione delle logge a volta al piano terra, risalente alle modifiche apportate dai Campeggi a fine Cinquecento.

Rocca di Dozza, Sala delle armi
Per completare la visita del piano si esce sulla loggia, realizzata nel XVI secolo con i porticati del piano terreno per dare un aspetto organico ai vari corpi di fabbrica sorti nel medioevo intorno alle mura e alle torri. Una seconda loggia, oggi parzialmente tamponata, è visibile sul lato opposto della corte, all’uscita dalla Sala Grande. All’inizio del Novecento sulla loggia è stato ricavato un vano adibito a bagno, con pareti in scagliola ad imitazione del marmo e una vasca in graniglia cementizia. Dalla loggia parte una scala di accesso agli appartamenti dei piani superiori, dove si trovano una pinacoteca (aperta solo durante le mostre temporanee) e il centro di documentazione del Muro Dipinto.

Rocca di Dozza, loggia
La scala conduce anche ai piani superiori della torre dei Bolognesi e al camminamento che la collega al torrione maggiore. Fino alla seconda metà del Cinquecento torrioni e cammino di ronda erano scoperti e protetti da merlature ghibelline; sono ancora visibili i fori per il posizionamento delle armi da fuoco e le caditoie.

Rocca di Dozza, cammino di ronda
Percorrendo il camminamento sulla cortina muraria si raggiunge l’accesso al Torresino; alla base, chiuso in una cella si trova il drago Fyrstan, realizzato nel 2016 a ricordo di una leggenda medievale secondo la quale in una boscaglia poco lontano da Dozza viveva una terribile creatura che terrorizzava tutti gli abitanti del luogo; la missione di uccidere il mostro fu affidata al cavaliere Cassiano Oroboni, che attaccò il drago con le sue truppe senza però riuscire a sconfiggerlo; solo l’intervento di San Basilio, vescovo di Imola, permise di sconfiggere il drago grazie il potere della fede. Dalla cella del drago, una stretta scala conduce alla sommità del Torresino, dal quale si gode una vista su tutta la valle circostante.

Rocca di Dozza, Drago Fyrstan
Tornando verso l’ingresso, è possibile visitare i sotterranei della rocca, dove dal 1990 è ospitata l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, creata nel 1970 per promuovere e valorizzare il patrimonio vinicolo della regione; sono esposte in mostra permanente oltre mille etichette selezionate da un’apposita commissione, ed è possibile sia acquistare che degustare vini emiliani e romagnoli.

Rocca di Dozza, Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna
La visita al borgo di Dozza
Il borgo di Dozza, sul crinale di una collina a breve distanza dalla via Emilia, conserva l’impianto urbanistico medievale, con una forma allungata percorsa da due strette stradine, la Contragrande e la Contracina, che culminano nella Rocca. Il nome del borgo deriva dal latino ducia, con significato di canale o struttura per condurre l’acqua; nello stemma cittadino compare infatti un grifo rampante nell’atto di abbeverarsi. Si accede al borgo attraversando una porta ad arco aperta nel 1614 nel rivellino, struttura militare tre-quattrocentesca a pianta rotonda che faceva parte della cinta muraria e ora parzialmente interrata. A poca distanza segue la porta della Rocchetta, altra postazione di difesa edificata dai Bolognesi nel 1250 a protezione dell’ingresso al borgo. Nei locali della Rocchetta dal 2018 ha sede La Tana del Drago, un centro studi dedicato alle opere di J.R.R. Tolkien, autore del Signore degli anelli; il centro, visitabile gratuitamente (è gradita un’offerta libera), conserva libri, riviste, opere grafiche, giochi da tavolo e oggettistica di vario genere dedicati alle opere di Tolkien.

Dozza, Porta della Rocchetta e Centro studi tolkieniani
Le strade del borgo ospitano l’esposizione permanente delle opere murali realizzate in occasione della rassegna biennale del Muro Dipinto, una manifestazione nata nel 1960 durante la quale i muri delle case di Dozza vengono decorati da importanti artisti, rendendo il borgo una galleria d’arte a cielo aperto. In tutto il borgo sono visibili oltre 100 opere murali, mentre al terzo piano della Rocca sono conservati i bozzetti e alcuni affreschi che nel corso degli anni sono stati strappati per salvaguardarli dal degrado.

Dozza, Contracina
Fra gli edifici più interessanti del centro storico, segnaliamo la chiesa di Santa Maria Assunta, proprio di fronte ai portici dell’antico palazzo comunale. La prima notizia di una chiesa data al 1141; affidata nel 1350 all’Ordine degli Umiliati, nel 1398 viene dotata di fonte battesimale. Nel 1480-90 l’edificio viene ristrutturato con la partecipazione di Girolamo Riario, Caterina Sforza e altri nobili, e viene costruito il presbiterio. L’ultimo restauro risale al 1942-45.

Dozza, Palazzo Comunale
L’interno della chiesa è costituito da una navata unica con nicchie poco profonde decorate da dipinti. Fra le opere più importanti, nel nartece a destra dell’ingresso si trova un affresco di scuola bolognese raffigurante una Madonna col Bambino tra i santi Bartolomeo e Ambrogio del 1555-65 ca.

Chiesa di Santa Maria Assunta, nartece, lato destro; alla parete: Scuola bolognese, Madonna col Bambino tra i santi Bartolomeo e Ambrogio; a destra: Scuola di Filippo Scandellari, Pietà in stucco policromo
Nella prima nicchia a destra è esposta un’importante testimonianza della primitiva chiesa, una lunetta in arenaria probabilmente databile al 1120-30 con una Madonna con Bambino entro un baldacchino, accompagnata a sinistra da una figura maschile che offre un paniere, forse un Magio, e a destra da una figura non chiaramente identificata (forse un personaggio femminile o un sacerdote o San Cassiano patrono di Imola, da cui al tempo dipendeva Dozza) con un libro e un braccio alzato.

Chiesa di Santa Maria Assunta, lunetta romanica
Nella terza nicchia a destra si trova una Incredulità di San Tommaso del 1680-90 di Lorenzo Pasinelli, autore già incontrato nella Rocca con il ritratto della famiglia Campeggi. La cappella al termine della navata destra conserva una pala di scuola bolognese della metà del XVI secolo con una Circoncisione.

Chiesa di Santa Maria Assunta, cappella navata destra: Scuola bolognese, Circoncisione
L’altare maggiore è adornato da un tabernacolo del Formigine della fine del XVI secolo, mentre sulla parete absidale è una tela della stessa epoca di Tiburzio Passarotti raffigurante Maria Assunta in cielo. La cappella in fondo alla navata sinistra è decorata da una tela di Gaetano Landolfi con una Madonna con Bambino tra i Santi Agricola, Vitale, Bernardo e Rocco, mentre alle pareti si trovano due busti funebri di due esponenti della famiglia Campeggi.

Chiesa di Santa Maria Assunta, abside; Andrea Marchesi detto il Formigine, tabernacolo; sullo sportello: Antonio Carafa, Resurrezione; sulla parete absidale: Tiburzio Passarotti, Maria Assunta in cielo
Nella quarta nicchia della parete sinistra è conservata l’opera forse più importante della chiesa, una pala del forlivese Marco Palmezzano commissionata nel 1492 da Giovanni Bonardi, ricordato nel cartiglio, per la cappella di famiglia e raffigurante la Madonna in trono con Gesù Bambino, San Giovanni Battista e Santa Margherita. L’opera ci è giunta incompleta ed era accompagnata da una predella e una lunetta, oltre che dalla cornice dorata progettata dallo stesso pittore.

Chiesa di Santa Maria Assunta, interno
Sul lato sinistro del nartece sono conservati il primo fonte battesimale, costituito da un catino in arenaria sostenuto da una colonnetta, e l’attuale fonte, che risale invece alla seconda metà del Cinquecento ed è a pianta ottagonale con i lati scolpiti a bassorilievo con i quattro Evangelisti e quattro scene bibliche.

Chiesa di Santa Maria Assunta, fonte battesimale
Come arrivare
Dozza si trova su una collina a 190 metri di altezza a poca distanza dalla via Emilia, a circa 30 km da Bologna e 6 km da Imola. L’ingresso alla Rocca è compreso nella Card Cultura; la visita avviene in autonomia con l’ausilio di pannelli informativi e di un’audioguida gratuita accessibile tramite QR code fornito in biglietteria. La visita al borgo e alla Chiesa di Santa Maria Assunta è libera; le pitture murali sono sempre visibili.
In auto: il centro storico di Dozza è zona a traffico limitato nei giorni festivi; consigliamo comunque di lasciare l’auto in uno dei parcheggi esterni e visitare il borgo a piedi. All’inizio e alla fine del borgo sono disponibili due parcheggi gratuiti: primo parcheggio, secondo parcheggio.
Con i mezzi pubblici: Dozza è raggiungibile da Bologna e da Imola con gli autobus di linea urbana Tper Linea 101 in partenza dall’autostazione di Bologna e dall’autostazione di Imola + Linea 147 con cambio alla fermata “Piro Piro”; la linea 147 è un servizio a prenotazione telefonica da richiedere almeno un’ora prima della corsa e non viene effettuato la domenica.